<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Fondazione Lepanto&#187; Articoli</title>
	<atom:link href="http://www.fondazionelepanto.org/category/attivita/articoli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.fondazionelepanto.org</link>
	<description>in difesa dei principi e delle istituzioni della Civilità Cristiana</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 09:16:56 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Video-editoriale di R. de Mattei: Cattolici in piazza</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2012/video-editoriale-di-r-de-mattei-cattolici-in-piazza/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2012/video-editoriale-di-r-de-mattei-cattolici-in-piazza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=710</guid>
		<description><![CDATA[ (di Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana del 1/01/2012) Nel discorso ai vescovi americani del 19 gennaio 2012, Benedetto XVI ha rivendicato il diritto dei cattolici a manifestare pubblicamente la propria fede con queste parole: «Contrastare le correnti culturali che, sulla base di un individualismo estremo, cercano di promuovere concetti di libertà separati dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Video" src="http://i3.ytimg.com/vi/6B7t4yYEyzs/1.jpg" alt="Video" width="120" height="90" /> (di <strong>Roberto de Mattei</strong> su <em><a href="http://www.corrispondenzaromana.it/" target="_blank">Corrispondenza Romana</a> </em>del 1/01/2012) Nel discorso ai vescovi americani del 19 gennaio 2012, Benedetto XVI ha rivendicato il diritto dei cattolici a manifestare pubblicamente la propria fede con queste parole: «<em>Contrastare le correnti culturali che, sulla base di un individualismo estremo, cercano di promuovere concetti di libertà separati dalla verità naturale. (…) La testimonianza della Chiesa </em>– ha detto il Papa – <em>è per sua natura pubblica: essa cerca di convincere proponendo argomenti razionali nella pubblica piazza</em>».<span id="more-710"></span></p>
<p>La piazza a cui fa riferimento il Papa è lo spazio pubblico. Benedetto XVI ribadisce che i cattolici non possono essere confinati all’interno delle loro Chiese, ma devono affermare la loro presenza nella società. Questo spiega il tono della lettera inviata, il 16 gennaio, dalla Segreteria di Stato, al padre domenicano Giovanni Cavalcoli in riferimento allo spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci, Sul concetto di volto di Dio, messo in scena a Milano dal 24 al 28 gennaio 2012.</p>
<p>Nella lettera è detto: «<em>Sua Santità auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori</em>».</p>
<p><span class="youtube">
<iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/6B7t4yYEyzs?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;loop=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1&amp;hd=1" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6B7t4yYEyzs&fmt=18">www.youtube.com/watch?v=6B7t4yYEyzs</a></p></p>
<p>A parte qualche rara e meritevole eccezione, come quella di mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, la voce e la guida dei pastori è purtroppo mancata: ma non è mancata la reazione della comunità cattolica, o almeno di una parte di essa, la parte migliore.</p>
<p>Religiosi, religiose, sacerdoti, ma soprattutto tanti semplici fedeli, uomini e donne, hanno voluto esprimere la loro indignazione contro lo spettacolo blasfemo, con Messe, preghiere e sacrifici di riparazione, ma anche con la parola e con l’azione, partecipando a manifestazioni pubbliche davanti al Teatro Parenti. Non importa il numero dei manifestanti, ciò che conta è la qualità di questa protesta. Oggi tutti scendono in piazza per difendere, spesso legittimamente, i propri interessi.</p>
<p><strong>Che cosa si potrebbe immaginare di più nobile di una manifestazione promossa per difendere gli interessi di Dio, il suo nome, il suo volto, gratuitamente offeso?</strong> Si è trattato, aggiungiamo, di una reazione spontanea non organizzata, che è dilagata attraverso il web, la rete Internet, nata per accelerare la disgregazione della società, ma ormai diventata luogo di incontro per chi si oppone a questo processo di disgregazione.</p>
<p>Il web è una agorà, una piazza telematica, ma con questo mezzo i cattolici iniziano ad occupare la piazza reale, quella di cui da molti anni sono stati espropriati. La rete sta sbriciolando ogni forma censoria imposta dai poteri forti e le nuove generazioni, che si esprimono attraverso siti, blog e social network, ritrovano anche grazie a questi strumenti tecnologici i valori tradizionali.  L’Imperatore Costantino, 1.700 anni fa, restituì libertà alla Chiesa. Non abbiamo nessuna intenzione di tornare nelle catacombe in cui i cristianofobi vorrebbero ricacciarci.</p>
<p>A coloro che proponevano un cristianesimo neo-catacombale, Pio XII, nel Radiomessaggio del 22 dicembre 1957, ricordava le parole ispirate di San Paolo: «<em>Tutte le cose sono vostre… sia il mondo, sia  la vita, sia la morte, siano le cose presenti, siano le future: poiché tutto è vostro. Voi poi siete di Cristo: e Cristo è di Dio</em>».  A Dio appartiene non solo la coscienza privata degli individui ma la società intera che ha in Lui e solo in Lui il suo fondamento. Se il fondamento è scalzato la società crolla e oggi la nostra società è in rovina.</p>
<p>La protesta contro Castellucci è stata un episodio significativo di una battaglia più vasta che vede i cattolici muoversi ogni giorno di più in difesa dell’ordine naturale e cristiano aggredito. Affidiamo a tutte le tecniche di diffusione moderna, dalle emittenti private al web, ma prima di tutto affidiamo alla Divina Provvidenza, il compito di trasmettere nella società intera l’eco di questa battaglia che esige, nella piazza virtuale e nella piazza reale, la nostra voce e la nostra presenza. (di <strong>Roberto de Mattei</strong>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2012/video-editoriale-di-r-de-mattei-cattolici-in-piazza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Oltraggi blasfemi: si allarga la protesta contro Castellucci</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2012/oltraggi-blasfemi-si-allarga-la-protesta-contro-castellucci/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2012/oltraggi-blasfemi-si-allarga-la-protesta-contro-castellucci/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=650</guid>
		<description><![CDATA[(E.R. su Corrispondenza Romana n.1224 del 11/01/2012) Di fronte alla protesta dei cattolici che si allarga,  gli organizzatori dello spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci Sul  concetto del volto di Dio, manifestano imbarazzo, studiando la  possibilità di rimuovere o modificare alcune delle scene più  provocatorie dell’opera, come quella in cui l’immagine di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-651" title="Reagire contro le blasfemie" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Reagire-contro-le-blasfemie.jpg" alt="Reagire contro le blasfemie" width="104" height="149" />(<strong>E.R. </strong>su <a href="http://www.corrispondenzaromana.it/oltraggi-blasfemi-si-allarga-la-protesta-contro-castellucci/" target="_blank"><em>Corrispondenza Romana n.1224</em></a> del 11/01/2012) Di fronte alla protesta dei cattolici che si allarga,  gli organizzatori dello spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci Sul  concetto del volto di Dio, manifestano imbarazzo, studiando la  possibilità di rimuovere o modificare alcune delle scene più  provocatorie dell’opera, come quella in cui l’immagine di Cristo viene  inondata di liquame. Lo spettacolo di Castellucci ha già provocato in  Francia le animate proteste dei cattolici, (cfr. CR 1215/01 del 12  novembre 2011) e l’annunzio della sua messa in scena a Milano, dal 24 al  28 gennaio, non poteva non suscitarle in Italia, per il suo carattere  violentemente dissacratorio.<img title="Continua..." src="http://www.corrispondenzaromana.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-650"></span></p>
<p>Il 5 gennaio, il prof. Roberto de Mattei, presidente della Fondazione  Lepanto, è intervenuto con un video diffuso da “Corrispondenza Romana”  (<a href="http://www.corrispondenzaromana.it/" target="_blank">www.corrispondenzaromana.it</a>), affermando tra l’altro: «Sulla cattedra  che fu di sant’Ambrogio siede ora un nuovo arcivescovo, S. Em.za Angelo  Scola. Sant’Ambrogio passò alla storia per aver sfidato l’imperatore  Teodosio.</p>
<p>Perché il card. Scola non dovrebbe sfidare il nuovo Impero, quello  dei media, pronto a scatenarsi contro chiunque alzi la voce contro la  blasfemia? E perché il card. Bagnasco, presidente della Conferenza  Episcopale Italiana non dovrebbe anch’egli levare la sua voce? La  missione della Chiesa non è forse quella di affrontare i potenti, di  sfidare il giudizio del mondo? E non reagiranno i cattolici con le armi,  pacifiche, della parola e della preghiera?».</p>
<p>Negli stessi giorni si è costituito a Milano il Comitato San Carlo  che si è fatto promotore di una petizione al cardinale Angelo Scola,  affinché, mobiliti fedeli ed associazioni e intervenga presso le  autorità civili per impedire il vergognoso spettacolo  (<a href="http://bastacristianofobia.blogspot.com/p/la-battaglia.html" target="_blank">http://bastacristianofobia. blogspot.com/</a>). Paolo Deotto, direttore di  “Riscossa Cristiana” ha lanciato da parte sua un appello «ad essere  presenti nelle sere dal 24 al 28 (in particolare nella sera del 24,  giorno della “prima”), all’ingresso del teatro Franco Parenti per  manifestare pubblicamente il loro sdegno e la loro sacrosanta  protesta»(<a href="http://www.riscossacristiana.it/" target="_blank">www.riscossacristiana.it</a>).</p>
<p>L’appello è stato raccolto da numerose associazioni, che hanno  assicurato la loro presenza. “Messainlatino”, uno dei più seguiti siti  cattolici, è sceso anche in campo, informando tempestivamente su ogni  iniziativa di protesta e di riparazione (<a href="http://www.messainlatino.it/" target="_blank">www.messainlatino.it</a>). Due  manifestazioni sono ora previste davanti al Teatro Parenti: una  pubblica, ma pacifica protesta, martedì 24 gennaio 2012, alle ore 19,  per la “prima” dello spettacolo blasfemo e un rosario di riparazione,  sabato 28 gennaio, alle ore 19, per l’ultima rappresentazione, nel caso  che lo spettacolo non venisse sospeso.</p>
<p>Due Messe di riparazione sono inoltre annunciate a Roma (entrambe  secondo il Rito Romano antico): la prima, per iniziativa della  Fondazione Lepanto, sarà celebrata il martedì 24 gennaio alle ore 16:00  presso l’altare della Madonna del Miracolo della basilica di S. Andrea  delle Fratte, dal Rev. Don Giuseppe Vallauri; la seconda, per iniziativa  di Militia Christi, sarà celebrata il mercoledì 25 gennaio alle ore  09:00 presso la chiesa di San Giuseppe a Capo le Case, da Mons. Ignazio  Barreiro.</p>
<p>Un pubblicista cattolico, l’avv. Gianfranco Amato, ha messo in luce  l’infrazione al codice penale dello spettacolo e l’avvocato Pietro  Guerini ha depositato il 9 gennaio presso la Procura della Repubblica di  Bergamo e il 10 presso quella di Milano denuncia contro Romeo  Castellucci e i responsabili del teatro franco Parenti per i reati di  cui agli articoli 403 e 404 del Codice Penale.</p>
<p>Vanno segnalati infine due interventi importanti per comprendere la  dimensione gnostica e freudiana del fenomeno: l’articolo di Francesco  Colafemmina (<a href="http://fidesetforma.blogspot.com/" target="_blank">http://fidesetforma.blogspot.com</a>) e il testo di Avenir de  la Culture diffuso da www.atfp.it/newsletter.html. I modi di isolare  moralmente gli spettacoli blasfemi sono tanti e tutti validi e  rispettabili. Ciò che non è accettabile è il silenzio. (E. R.)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2012/oltraggi-blasfemi-si-allarga-la-protesta-contro-castellucci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rievocate anche in Francia le vittorie contro l’Islam</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2012/rievocate-anche-in-francia-le-vittorie-contro-l%e2%80%99islam/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2012/rievocate-anche-in-francia-le-vittorie-contro-l%e2%80%99islam/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 09:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=689</guid>
		<description><![CDATA[L’Europe, ses racines et sa culture chrétienne (L’Europa, le sue radici e la sua cultura cristiana) è stato il tema della giornata di studi svoltasi il primo ottobre, nella cittadina francese di Saint Raphael sulla Costa Azzurra, per iniziativa dell’Association Les Amis de la Basilique Notre Dame de la Victoire, con la partecipazione di personalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-690" title="radici cristiane dell'europa" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/radici-cristiane-delleuropa.jpg" alt="radici cristiane dell'europa" width="198" height="150" />L’Europe, ses racines et sa culture chrétienne (L’Europa, le sue radici e la sua cultura cristiana) è stato il tema della giornata di studi svoltasi il primo ottobre, nella cittadina francese di Saint Raphael sulla Costa Azzurra, per iniziativa dell’Association Les Amis de la Basilique Notre Dame de la Victoire, con la partecipazione di personalità e di un numeroso pubblico, venuto anche da altre città della Francia e dall’estero. Il colloquio è stato aperto da S. E. il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino che,  nella sua prolusione, ha tracciato un quadro delle radici storiche e culturali del continente europeo. <span id="more-689"></span></p>
<p>Mons. Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ha ricordato il significato della battaglia di Lepanto e di quella di Vienna, due avvenimenti che sono stati ben più di due eventi militari, ma sfide culturali che superano i secoli. Mmons. Ardura, ha successivamente parlato di san Pio V e della battaglia di Lepanto, tracciando il profilo spirituale di Papa Ghislieri e mostrandone l’apporto decisivo nella promozione della Lega Santa contro i Turchi <br />
Anche per Michel Fauquieur, direttore di ricerca presso l’Istituto Alberto il Grande ad Angers, che ha parlato sul tema L’Europa esiste?, il continente europeo non esiste come luogo geografico, ma rappresenta un luogo filosofico e teologico di cui occorre non smarrire i confini.  </p>
<p>Il prof. Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto, ha parlato sul tema  Il papato e l’assedio di Vienna, mostrandone la continuità ideale tra Lepanto e le campagne contro i Turchi promosse da Innocenzo XI. «La disposizione di animo che animava san Pio V e il Beato Innocenzo XI e con la quale combattevano i guerrieri di Lepanto e di Vienna – ha affermato il prof. de Mattei – è una attitudine dello spirito mai tramontata, che sempre riaffiora nei momenti di crisi della civiltà».</p>
<p>Annie Laurent, specialista del Vicino Oriente, ha moderato i lavori della giornata, che si è conclusa con la celebrazione solenne dei vespri e la benedizione della riproduzione di una croce di Lepanto conservata a Barcellona, da parte del cardinale Cañizares. Il giorno successivo, festa degli angeli custodi e del patrono della città, San Raffaele, si è svolta una processione in onore di san Raffaele, seguita da una Messa pontificale presieduta dal cardinale Cañizares assistito da mons. Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon.</p>
<p>La chiesa di Notre-Dame de la Victoire, presso cui si è svolto il convegno, è un magnifico edificio in stile romano-bizantino costruito alla fine del XIX secolo. È stata eretta in Basilica da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004, alla presenza del vescovo della diocesi di Fréjus-Toulon, mons. Rey, ed è attualmente officiata dalla Comunità Saint-Martin.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2012/rievocate-anche-in-francia-le-vittorie-contro-l%e2%80%99islam/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come salvare l’Europa (non l’euro) col realismo della scolastica</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2011/come-salvare-l%e2%80%99europa-non-l%e2%80%99euro-col-realismo-della-scolastica/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2011/come-salvare-l%e2%80%99europa-non-l%e2%80%99euro-col-realismo-della-scolastica/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 19:10:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=632</guid>
		<description><![CDATA[(di Roberto de Mattei su Il Foglio del 23/12/2011)
 DAL MEDIOEVO ALLA “SCUOLA AUSTRIACA”, UNA CRITICA IN NOME DELLA TRADIZIONE ALLA MONETA NATA CONTRO L’ETICA.
 La principale preoccupazione del governo Monti sembra oggi quella di “salvare l’euro”, nella convinzione che dalla salute della moneta unica dipenda il benessere economico dell’Italia e dell’Europa. Il problema che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-634" title="Euro_" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2011/12/Euro_1.jpg" alt="Euro_" width="205" height="147" />(di Roberto de Mattei su Il Foglio del 23/12/2011)<br />
 DAL MEDIOEVO ALLA “SCUOLA AUSTRIACA”, UNA CRITICA IN NOME DELLA TRADIZIONE ALLA MONETA NATA CONTRO L’ETICA.<br />
 La principale preoccupazione del governo Monti sembra oggi quella di “salvare l’euro”, nella convinzione che dalla salute della moneta unica dipenda il benessere economico dell’Italia e dell’Europa. Il problema che l’Italia e l’Europa avrebbero di fronte sarebbe monetario e lo strumento per risolverlo di natura fiscale.<span id="more-632"></span></p>
<p>La leva del cambio e la leva fiscale sono infatti i due strumenti principali delle manovre economiche dei governi. E poiché la leva del cambio è stata sottratta ai paesi che hanno adottato l’euro, a essi non resta che la leva fiscale, in attesa che anche questa venga trasferita a Bruxelles. Il passaggio finale dall’Euromoneta all’Eurotassazione scaturisce peraltro dal ruolo attribuito alla Banca centrale europea dal Trattato di Maastricht, di cui Mario Monti fu acceso fautore.</p>
<p>La riflessione sul ruolo della moneta e delle banche che ne detengono l’uso e la produzione si impone dunque per meglio comprendere il processo di costruzione europea. A chi volesse approfondire il tema, consiglio la lettura del libro del professore Jörg Guido Hülsmann, “L’etica della produzione di moneta” (Solfanelli, Chieti 2011). L’autore è un brillante esponente della scuola austriaca di economia, una corrente, fondata da Carl Menger (1840-1921), che nel suo sviluppo incontra il realismo della tradizione scolastica.</p>
<p>Autori come Ludwig von Mises (1881-1973) e Murray N. Rothbard (1926-1995), che non partono da presupposti teorici, ma da una analisi pratica della circolazione monetaria, confermano le tesi già esposte dal primo trattato scientifico sulla moneta, il “Tractatus de origine, natura, iure et mutationibus monetarum” del vescovo francese Nicolas Oresme (1323-1382). Gli scolastici come Oresme non misero in discussione la legittimità della produzione della moneta in sé, ma affermarono che, come nel caso del suo uso, questa produzione deve rispettare alcune regole etiche.</p>
<p>Quanto oggi sta accadendo è la conseguenza della separazione tra etica ed economia, che si è accompagnata, nell’età moderna, a una altrettanto netta dissociazione tra la politica e la morale. Limitiamoci ad alcune considerazioni storiche. La moneta nasce come il mezzo di scambio più idoneo a sostituire il baratto, inteso come scambio di merce contro merce.</p>
<p>Il mezzo di scambio è anch’esso una merce, che però, per venire spontaneamente adottata, deve avere alcune specificità: essere facilmente utilizzabile ed essere desiderata, oltre che per la facilità di uso, per quanto vale in se stessa, indipendentemente dal suo potere di scambio. Fu questo il caso, in tutte le civiltà, di alcuni metalli, come l’oro, l’argento o il rame, che proprio per queste caratteristiche possiamo definire “monete naturali”.</p>
<p>Nella maggior parte delle epoche e dei luoghi della storia d’Europa, le monete d’argento erano quelle più diffuse per i pagamenti quotidiani, mentre le monete d’oro si usavano per i pagamenti più importanti e quelle di rame per transazioni di minor valore. Nel XVII secolo, con l’istituzione della Banca di Amsterdam (1609) e della Banca di Inghilterra (1694), nasce il sistema bancario, fondato sulla cartamoneta e garantito dallo stato. La Banca di Amsterdam cominciò a emettere note di carta, le quali certificavano che il possessore era proprietario legale di una data quantità di argento depositatonei forzieri della Banca.</p>
<p>Queste banconote si potevano cambiare in qualsiasi momento in argento agli sportelli della banca, dietro una semplice domanda del portatore della nota cartacea. Tuttavia, per motivi di comodità, la gente preferiva fare i suoi acquisti con le banconote, che certificavano il possesso della somma d’argento custodita dalla banca. Gli istituti di credito, a questo punto, iniziarono a mettere in circolazione una massa di cartamoneta molto superiore alla riserva aurea o argentea conservata nei loro forzieri, chiedendo agli stati sovrani di assicurare valore legale a questa cartamoneta.</p>
<p>Nacque il modello di banca “a riserva frazionaria”, in cui gli stati assicurano protezione legale alle banche, mentre queste ultime emettono mometa secondo le direttive<br />
 economiche dei governi. La riserva frazionaria, su cui si regge il sistema bancario moderno, è la percentuale dei depositi bancari che la banca è tenuta a detenere per legge,<br />
 un tempo sotto forma aurea, oggi di contanti o di attività facilmente liquidabili.</p>
<p>Questa riserva obbligatoria che all’inizio era di circa il 20 per cento si è progressivamente ridotta a meno del 2 per cento, per consentire, a vantaggio delle banche, l’espansione del credito, pur senza una basereale sottostante. Il premio Nobel per l’economia Maurice Allais (1911-2010) ne ha spiegato bene i meccanismi. La riserva frazionaria costituisce un formidabile strumento di politica monetaria, come i tassi di interesse, e soprattutto arricchisce enormemente chi produce e presta moneta.</p>
<p>Hülsmann spiega come le istituzioni monetarie moderne non sono venute alla luce per necessità economica, in maniera spontanea e fisiologica, ma perché consentono a una lobby di politici e banchieri di perseguire i propri fini politici e arricchirsi a spese di tutti gli altri stati sociali. Questo spiega la fortuna dei sistemi di cartamoneta che attualmente dominano la scena in tutti i paesi del mondo.</p>
<p>Pretendere di spiegare la storia degli ultimi due secoli in termini puramente finanziari sarebbe tuttavia riduttivo: bisognerebbe inserire questo processo in un più ampio quadro, collegandolo alla fondazione della Gran Loggia di Londra, nel 1717, e, negli stessi anni, allo sviluppo della filosofia deistica inglese. Qui ci basta sottolineare come nel corso del XVIII e del XIX secolo, dopo l’Inghilterra, anche in altri paesi, come la Francia e la Germania, l’evoluzione del sistema monetario seguì strade simili: monopolio dell’oro, banche a riserva frazionata a servizio delle finanze statali, corso legale delle banconote, mentre i banchieri prosperavano sotto la tutela dello stato.</p>
<p>Per rafforzare il sistema, il cancelliere tedesco Bismarck alla fine del XIX secolo aprì le porte al sistema monetario conosciuto come gold standard, che prevedeva la convertibilità delle monete in oro, considerato come il fondamento del sistema economico. La scelta dell’oro come moneta standard negli scambi internazionali era dovuta agli stati nazionali, le cui Banche centrali in oro detenevano interamente le proprie.</p>
<p>Dopo la Grande guerra si ebbe il gold exchange standard, un sistema che riduceva a due sole banche, la Fed americana e la Banca di Inghilterra, il ruolo di banche mondiali. Tutte le valute nazionali erano essenzialmente certificati a riserva frazionaria coperti dall’oro, attraverso il dollaro americano. Anche il sistema progettato nel 1944 a Bretton Woods, dopo la seconda guerra mondiale, era un gold exchange standard, basato su rapporti di cambio fissi trale valute, tutte riferite al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro.</p>
<p>Si arrivò però alla creazione di un solo forziere centrale, la Fed statunitense, unica banca in grado di convertire le proprie banconote in oro. Per consentire una certa partecipazione degli stati alla direzione dell’ordine economico mondiale furono create due burocrazie internazionali sopravissute fino a oggi: la Banca mondiale e il Fondo monetario Internazionale (Fmi).</p>
<p>Il sistema di Bretton Woods crollò, nel 1971, quando la Fed rifiutò, per il futuro, di convertire in oro i dollari detenuti dalle altre Banche centrali. Gli stati nazionali, liberi da ogni vincolo, iniziarono a emettere ad libitum cartamoneta, producendo inflazione e accumulando debito pubblico. L’abbandono del sistema di Bretton Woods permetteva infatti di creare ex nihilo qualsiasi somma di danaro, senza limiti etici o economici, sulla sola base del credito concesso ai governi dalle Banche centrali, produttrici nazionali di cartamoneta. Di fronte all’esplosione dell’indebitamento, banchieri e uomini politici decisero di creare un nuovo sistema monetario.</p>
<p>Si arrivò così al Trattato di Maastricht (1992), che prevedeva l’introduzione di una moneta unica europea, la creazione di un Sistema di banche centrali (Sebc) e l’istituzione di una banca centrale europea (Bce), come unica istituzione capace di autorizzare l’emissione di banconote e stabilire la loro quantità. Nel 1997, un anno prima dell’introduzione dell’euro, fu stipulato tra i paesi della Ue il Patto di stabilità e crescita (Psc), detto anche Trattato di Amsterdam, con l’obiettivo di limitare, attraverso l’imposizione di sanzioni, il disavanzo pubblico degli stati.</p>
<p>Contestato, nel 2003, da Germania e Francia, gli stessi paesi che oggi ne reclamano il rispetto, il Patto di stabilità non ha mai funzionato, perché il problema non è l’indebitamento, ma è la moneta. L’euro, gestito dalla Bce, pur non essendo la moneta sovrana di nessuno stato nazionale, si regge solo perché gode il privilegio di una speciale protezione legale da parte di tutti. La soluzione, secondo la scuola austriaca, sta nel ritorno, non alle banconote nazionali, ma alla moneta reale, in Europa e negli stati nazionali. Una società libera e rispettosa della proprietà privata dovrebbe accogliere una molteplicità di monete naturali lasciando alle persone la scelta del migliore mezzo di scambio tra le alternative possibili.</p>
<p>La cartamoneta non potrebbe reggere la concorrenza delle monete naturali, ricche di un valore intrinseco, cioè capace di essere sempre rimonetizzate. “Non occorre cambiare gli strumenti quali le banconote, la cartamoneta e l’organizzazione delle banche centrali – scrive Hülsmann – ma le norme legali sotto cui operano le Banche centrali e sotto cui si<br />
 produce la cartamoneta. Occorre abolire i privilegi legali delle Banche centrali e delle<br />
 autorità monetarie”.</p>
<p>Il problema è in realtà più vasto perché non basta abolire i privilegi legali, se non si mutano i princìpi di fondo della società moderna, che ha sostituito il primato della metafisica e della morale con quello abnorme dell’economia. Non si tratta di utopia, ma di un ritorno al reale: quel reale che deve essere ritrovato su tutti i piani e a tutti i livelli, dall’economia alla politica, dall’arte alla filosofia. Gli utopisti definiscono utopia tutto ciò che si discosta dai loro sogni deformi. Ma al di fuori del reale c’è solo la follia autodistruttiva di chi oggi guida l&#8217;Europa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2011/come-salvare-l%e2%80%99europa-non-l%e2%80%99euro-col-realismo-della-scolastica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cultura: Lucio Lami alla Fondazione Lepanto</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2011/cultura-lucio-lami-alla-fondazione-lepanto/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2011/cultura-lucio-lami-alla-fondazione-lepanto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 17:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=665</guid>
		<description><![CDATA[(di Mauro Faverzani su Corrispondenza Romana del 30/11/2011) «Abbiamo  ereditato dai Soviet  una verità su due piani: quello surreale, dove  tutto va bene, e quello  reale, dove ti scontri con la realtà. L’arte è  stata quella di  riuscire a farli convivere»: impietosa ed allo stesso  tempo concreta  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Lucio-Lami.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-666" title="Lucio-Lami" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Lucio-Lami.jpg" alt="Lucio-Lami" width="139" height="199" /></a>(di <strong>Mauro Faverzani</strong> su<em> <a href="http://www.corrispondenzaromana.it/cultura-lucio-lami-alla-fondazione-lepanto/" target="_blank">Corrispondenza Romana</a> </em>del 30/11/2011<strong></strong>) «Abbiamo  ereditato dai Soviet  una verità su due piani: quello surreale, dove  tutto va bene, e quello  reale, dove ti scontri con la realtà. L’arte è  stata quella di  riuscire a farli convivere»: impietosa ed allo stesso  tempo concreta  l’analisi compiuta dal noto scrittore e giornalista Lucio  Lami,  intervistato dal giornalista Mauro Faverzani all’incontro  promosso  dalla Fondazione Lepanto lo scorso 17 novembre nella sede di  Roma. <span id="more-665"></span></p>
<p>75 anni, una lunga carriera alle spalle, per vent’anni   corrispondente di guerra per “il Giornale” di Montanelli sin dalla sua   fondazione nel 1974, Lami è stato sui fronti più temuti, rischiando   infatti più volte la vita: Cambogia, Laos, l’Afghanistan occupato dai   russi (percorse 700 chilometri a piedi), prima e seconda Guerra del   Golfo, Libano, Ciad, Polisario, Somalia, Angola, Mozambico, Nicaragua,   Panama, Salvador, Cile, Perù, Cuba. Ha conosciuto Capi di Stato,   terroristi, dittatori, Cardinali, Re e uomini di cultura. Pluripremiato   come giornalista, scrittore, saggista e poeta, è Presidente onorario  del  P.E.N. Club italiano e responsabile del Premio Pen.</p>
<p>Oggi è  estremamente critico nei confronti dell’attuale sistema  multimediale,  lui che pur ne è parte, ma non a caso ai margini,  nonostante la sua  esperienza ed una docenza in Università Cattolica:  «in realtà, siamo  passati dal mondo dell’informazione al mondo della  comunicazione»,  spiega. Un passaggio non indolore, poiché «la  comunicazione è  l’informazione privata del rapporto morale. Tutto viene  calato dall’alto  come in una specie di Grande Fratello. Siamo entrati  nel mondo di  Orwell».</p>
<p>Secondo Lami, «siamo arrivati al meticciamento morale, ciò che  il  Papa definisce relativismo, una sorta di sincretismo basato   sull’ignoranza. Buona parte di responsabilità ce l’ha il Cattolicesimo,   nel momento in cui ha ritenuto obsoleto il Catechismo». Occorre,  invece,  tornare alle fonti, Tradizione compresa: «Oggi c’è la tendenza a   considerare la Tradizione come il vezzo dei vecchi – dichiara  l’illustre  relatore –. È come se si fosse deciso che la farina non  serve più a  fare il pane. In realtà, la Tradizione è il rispetto dei  princìpi  fondamentali codificati dal tempo. Non c’è bisogno di  ripristinarla: è  già lì».</p>
<p>Quanto al rapporto Occidente-Islam, Lami ha affermato:  «Io ho  interrogato i musulmani. Tutti mi hanno risposto di voler  islamizzare  il computer. Dicono di dover solo aspettare la demografia.  Mi han detto  che ci prenderanno a calci con il voto tra vent’anni.  Aspettiamo». Non  resta da fare che questo? «Da un punto di vista  cristiano resta  l’obbligo della carità, ma non fino alla stupidità –  osserva Lami –.  Non puoi far costruire una gigantesca moschea a Roma e  accettare che ti  distruggano una cappelletta in Afghanistan, questo è un  finto  cattolicesimo buonista.</p>
<p>Dio è misericordioso, certo. Ma è anche  giusto. Abbiamo perso questa  immagine della Sua Giustizia». Quanto alla  situazione politica europea  e nazionale, si dichiara in disaccordo col  “Frankfurter Allgemeine  Zeitung”, secondo il quale i tecnocrati  sarebbero i nostri salvatori:  «Il tecnocrate è l’autoambulanza della  Croce Rossa – replica –. Non son  loro la soluzione, la soluzione è  quella normale della politica. Oggi  la condanniamo in toto, ma così  compiamo un esercizio di cinismo,  poiché la politica siamo noi». La  stessa idea di un governo di  emergenza economica pone l’accento su di un  presunto primato  dell’economia, anziché – come si dovrebbe –  subordinare questa alla  politica e la politica alla morale. Solo a questa condizione ha senso ed  è realistico  chiedere sacrifici. Altri appelli sarebbero poco  credibili. Monti è  avvertito… (M. Fav.)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2011/cultura-lucio-lami-alla-fondazione-lepanto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fondazione Lepanto: per Magdi Cristiano Allam: «L’Italia esca dall’euro»</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2011/fondazione-lepanto-per-magdi-cristiano-allam-%c2%abl%e2%80%99italia-esca-dall%e2%80%99euro%c2%bb/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2011/fondazione-lepanto-per-magdi-cristiano-allam-%c2%abl%e2%80%99italia-esca-dall%e2%80%99euro%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 16:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=660</guid>
		<description><![CDATA[(di Luca Marcolivio su Corrispondenza Romana del 27/11/2011) Viviamo un momento «non retoricamente cruciale per le sorti della  nostra civiltà e dell’umanità». Così ha esordito Magdi Cristiano Allam  nella conferenza Contro la dittatura del relativismo e dei poteri forti:  l’identità cristiana dell’Italia, tenuta lo scorso 9 dicembre presso la  Fondazione Lepanto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-661" title="Allam_2" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Allam_2.jpg" alt="Allam_2" width="186" height="131" />(di <strong>Luca Marcolivio</strong> su <a href="http://www.corrispondenzaromana.it/" target="_blank"><em>Corrispondenza Romana</em></a> del 27/11/2011) Viviamo un momento «non retoricamente cruciale per le sorti della  nostra civiltà e dell’umanità». Così ha esordito Magdi Cristiano Allam  nella conferenza Contro la dittatura del relativismo e dei poteri forti:  l’identità cristiana dell’Italia, tenuta lo scorso 9 dicembre presso la  Fondazione Lepanto. La riflessione del giornalista ed europarlamentare italo-egiziano si è  articolata principalmente sulla crisi dell’Europa e della moneta unica,  a partire dalla sua architrave: il Trattato di Maastricht di cui in  questo mese ricorre il ventennale.<span id="more-660"></span></p>
<p>Secondo Allam l’integrazione europea ha comportato esclusivamente la  nascita di un super-Stato, con la perdita della sovranità monetaria da  parte degli Stati membri. In nome dell’euro è stato compiuto un vero e  proprio «colpo di stato finanziario» che ha portato alla caduta di  governi democraticamente eletti come quello greco e quello italiano.</p>
<p>Il tutto sullo sfondo di un mercato globale in cui «vi è una quantità  di denaro sporco e fasullo, titoli-spazzatura e prodotti derivati il  cui ammontare supera di dieci volte il PIL di tutti i Paesi del mondo  messi insieme. I signori che hanno prodotto questo crimine finanziario  sono gli stessi che oggi vorrebbero dirci cosa dovremmo fare per sanare  la situazione».</p>
<p>La vera crisi – europea e mondiale – tuttavia non è esclusivamente  una crisi economica. Alla base di tutto vi è quella crisi morale che,  già nel 1989, dopo il crollo dei regimi comunisti, papa Giovanni Paolo  II aveva intuito, smascherando «un’Europa costretta a guardarsi dentro,  un continente che aveva perduto le proprie radici cristiane, un  continente da rievangelizzare». Un’Europa il cui super-Stato che si va  costruendo non ha nulla di democratico, in quanto «tutte le leggi  europee sono decise dalla Commissione Europea, nominata dai funzionari  di Bruxelles, mentre il Parlamento Europeo non può decidere nulla ma  soltanto emendare.</p>
<p>Senza contare che l’80% dell’attività dei parlamenti nazionali è recepire direttive europee calate dall’alto».</p>
<p>Entrando nello specifico della situazione italiana, Allam ha  affermato: «erano mesi che i poteri forti stavano preparando l’ascesa al  potere di Mario Monti, il cui governo, anche se sostenuto quasi  all’unanimità dal parlamento, non ha alcuna legittimazione popolare».</p>
<p>Per non parlare dell’abbondanza di «conflitti d’interesse» in cui  l’attuale presidente del Consiglio è coinvolto, essendo stato  international advisor della Goldman Sachs ed essendo tuttora membro  della Commissione Trilaterale ed esponente di primo piano del Gruppo  Bilderberg.</p>
<p>Conseguenze primarie delle politiche del governo Monti saranno quindi  l’aumento della già alta pressione fiscale e «la svendita del  patrimonio industriale a partire da Finmeccanica, il cui titolo è in  caduta libera, da quando è in carica il nuovo governo», ha osservato  Allam.</p>
<p>Qual è dunque il modello di Italia che l’europarlamentare sostiene,  in contrapposizione ai Paesi forti? Innanzitutto un’Italia «fuori  dall’euro», poiché «senza una sovranità monetaria non è concepibile una  vera sovranità nazionale».</p>
<p>La nuova valuta nazionale, tuttavia, ha precisato Allam, «non  andrebbe emessa dalla Banca d’Italia (organismo di diritto privato, come  del resto la BCE), bensì dal Ministero dell’Economia». Sarà questo il  primo passo per il ritorno ad «una politica di sviluppo compatibile con  il bene comune».</p>
<p>La nuova Italia emancipata dall’oppressione “eurocratica” e dalla  colonizzazione economica cinese, dovrà essere però, in primo luogo  protagonista di un cambiamento culturale a 360 gradi, in alternativa a  un modello dissennato che ci impone di «produrre di più per spendere di  più». (Luca Marcolivio</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2011/fondazione-lepanto-per-magdi-cristiano-allam-%c2%abl%e2%80%99italia-esca-dall%e2%80%99euro%c2%bb/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le radici della crisi dell’Unione Europea (1991-2011)</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2011/le-radici-della-crisi-dell%e2%80%99unione-europea-1991-2011/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2011/le-radici-della-crisi-dell%e2%80%99unione-europea-1991-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 17:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=596</guid>
		<description><![CDATA[ 
 
La crisi economica, sociale e politica che l’Unione Europea oggi vive è sotto gli occhi di tutti. Tra pochi giorni ricorrerà il ventesimo anniversario della firma del Trattato di Maastricht (firmato l’ 11 dicembre 1991) da cui l’Unione Europea ebbe origine. Il prof. Roberto de Mattei, allora presidente del Centro Culturale Lepanto, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="UE" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQB9XW9exRjrrQufPv2L9-9gAM3pDTCi2sfDGd8gJtJ53M7coylcw" alt="" width="265" height="198" />La crisi economica, sociale e politica che l’Unione Europea oggi vive è sotto gli occhi di tutti. Tra pochi giorni ricorrerà il ventesimo anniversario della firma del Trattato di Maastricht (firmato l’ 11 dicembre 1991) da cui l’Unione Europea ebbe origine. Il prof. Roberto de Mattei, allora presidente del Centro Culturale Lepanto, e oggi della Fondazione Lepanto, esprimeva, tra i primi in Europa, le sue critiche al Trattato di Maastricht in una lettera consegnata a Strasburgo, a tutti i parlamentari europei, l’11 maggio del 1992, alla vigilia del discorso della regina Elisabetta di Inghilterra al Parlamento Europeo. Lo stesso testo veniva fatto pervenire, ai parlamentari italiani riuniti in seduta congiunta in elezione del Presidente della Repubblica (il documento fu pubblicato integralmente in « Lepanto », nn. 122-123 (maggio-giugno 1992), pp. 3-11).</em></p>
<p><em>La lettura di questa analisi, che precedette di quasi 10 anni l’entrata in vigore dell’Euro, invita a riflettere sul nostro futuro. </em></p>
<h3><a href="http://www.fondazionelepanto.org/2011/les-racines-de-la-crise-de-lunion-europeenne-1991-2011/"><em>Français</em></a> - <a href="http://www.fondazionelepanto.org/2011/the-roots-of-the-crisis-in-the-european-union-1991-2011/"> English</a></h3>
<p align="center"><strong><em> </em></strong></p>
<p align="center"><strong><em> </em></strong></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><strong>Lettera ai Parlamentari europei del prof. Roberto de Mattei</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p align="right">Roma, 11 maggio 1992</p>
<p>Egregio onorevole,</p>
<p>a nome del Centro Culturale Lepanto, che ho l&#8217;onore di presiedere, vorrei sottoporre alla Sua attenzione alcune riflessioni a proposito di un importante dibattito che Ella e i suoi colleghi avete affrontato e dovrete ancora affrontare (l).</p>
<p>Mi riferisco al Trattato di Maastricht, stipulato l&#8217;11 dicembre 1991 nella cittadina olandese dai Capi di Stato e di Governo dei dodici Paesi della Comunità europea per avviare la nuova organizzazione internazionale denominata “Unione europea”.</p>
<p>Questo Trattato, che è stato formalmente sottoscritto il 7 febbraio 1992 e che, per entrare in vigore, dovrebbe essere ratificato dai rispettivi Parlamenti nazionali entro il 31 dicembre di quest&#8217;anno, sta suscitando un po&#8217; ovunque crescenti dubbi e perplessità: unirà e rafforzerà veramente l&#8217;Europa, o la disgregherà, precipitandola nel caos? Lo scopo di questa lettera, è di contribuire ad una discussione su questo punto capitale.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> Il sogno nichilista di distruzione dell&#8217;Europa</strong></p>
<p>In questo 1992 che segna il 500° anniversario della scoperta e della civilizzazione dell&#8217;America da parte degli europei, la Civiltà europea e cristiana è sottoposta a un processo senza precedenti. L&#8217;Europa è accusata di aver imposto al mondo il suo modello di civiltà, in luogo di “<em>aprirsi all&#8217;Altro</em>”, “<em>a ciò che non è, non è mai stato e non sarà mai l&#8217;Europa</em>”(2); essa dovrebbe dunque rinnegare sé stessa per recuperare la “Alterità” che ha negato: i barbari, gli indios, i musulmani, sarebbero portatori di un “messaggio culturale” incompreso. L&#8217;Europa dovrebbe perciò rinunciare alla “<em>ambizione secolare di centralità storica di cui Colombo è il simbolo</em>”(3) per “decivilizzarsi” e sprofondare nel tribalismo.</p>
<p>Nella visione della storia, elaborata da questi “teorici del caos”, il fondamento dell&#8217;Europa sarebbe “<em>la perdita dei fondamenti</em>” (4), la sua caratteristica quella “<em>di non essere identica a sé stessa</em>” (5). Nessuna identità storica e culturale meriterebbe di sopravvivere perché nel mondo nulla esiste di stabile e di permanente e tutto è privo di ordine e di significato: il Nulla è l&#8217;unica realtà che si deve affermare nella storia e nella società: “<em>Dobbiamo riconoscere il ruolo storicamente positivo del Nulla /&#8230;/ Siamo incitati a fondare la nostra cittadinanza europea in rapporto al nulla</em>” (6).<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> La vera natura del Trattato di Maastricht</strong></p>
<p>Queste tesi nichilistiche sull&#8217;Europa, esposte in riviste, libri e convegni, amplificate dai mass media e abbondantemente riecheggiate dagli uomini politici, non vanno ignorate né dimenticate nell&#8217;affrontare la discussione su un accordo politico così ambizioso come il Trattato di Maastricht.</p>
<p>Non si tratta di schierarsi genericamente pro o contro l&#8217;Europa, ma di affrontare il vero problema di fondo: a quale Europa ci richiamiamo? Qual è l&#8217;Europa prevista dal Trattato di Maastricht? I trattati politici e diplomatici non si riducono infatti a formule tecniche ma riflettono modelli politici, visioni del mondo e aspirazioni ideali.</p>
<p>Quali, in questo caso?<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> Non è solo un mercato unico&#8230;</strong></p>
<p>Per l&#8217;uomo della strada, l&#8217;Unione europea si riduce al grande mercato senza frontiere, ossia all&#8217;unico “mercato interno” europeo realizzato attraverso la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali.</p>
<p>Quest&#8217;uomo comune europeo, che rifugge da discussioni e impegni profondi per vivere immerso nei problemi di ogni giorno, diffida dei politici, ma nutre ancora una certa fiducia verso il pragmatismo degli economisti; il fatto che l&#8217;Europa unita sia oggi patrocinata dai “tecnici” dell’economia, lo tranquillizza ed egli è tentato a vedere in essa la possibile soluzione dei gravi mali economici e sociali che affliggono ormai cronicamente tutte le nazioni occidentali.</p>
<p>In realtà, il primo equivoco di fondo da dissipare, è proprio quello di ritenere che la organizzazione internazionale prevista a Maastricht si limiti ad una unione economica, destinata ad assicurare maggiori vantaggi e benefici ai suoi membri.</p>
<p>Ciò è evidente fin nelle prime pagine del Trattato, dove, a sottolineare la novità, al tit. II, art. G A I si precisa che “<em>l&#8217;espressione &#8216;Comunità economica europea&#8217; è sostituita dall&#8217;espressione &#8216;Comunità europea&#8217;</em>”.</p>
<p>Qual è il senso di questa precisazione? Quello di sottolineare il progressivo passaggio da un&#8217;unione meramente economica ad un&#8217;unione innanzitutto politica; l&#8217;unificazione economica è un mezzo, quella politica il fine.<strong> </strong></p>
<p><strong>&#8230; ma è un processo politico e culturale</strong></p>
<p>La prima caratteristica del Trattato di Maastricht che balza agli occhi è la sua processualità. L&#8217;accordo prevede infatti, a partire dallo gennaio 1993, una serie di tappe diverse, rigorosamente concatenate e stabilisce il “<em>carattere irreversibile</em>” (7) della transizione all&#8217;ultima fase, entro il l° gennaio 1999.</p>
<p>Occorre spingere lo sguardo verso la mèta finale, perché è da essa che traggono significato le fasi precedenti. E se la fase iniziale è economica, l&#8217;ultima conclude un processo di profonda trasformazione politica dell&#8217;Europa. Qual è la natura di questa trasformazione? Ebbene, affermiamo senza timore di essere smentiti, pronti ad un aperto dibattito intellettuale su questo punto: il progetto di Maastricht non innesca un processo di unificazione europea, ma un processo di disgregazione degli Stati nazionali: e poiché l&#8217;Europa non può prescindere dagli Stati nazionali, che ne costituiscono l&#8217;ossatura, la liquidazione di questi Stati equivale alla distruzione dell&#8217;Europa condotta in nome dell&#8217;Europa stessa!<strong> </strong></p>
<p><strong>Verso il caos economico?</strong></p>
<p>La prima fase del processo di unificazione di Maastricht prevede, a partire dallo gennaio 1993, la caduta delle frontiere politiche ed economiche all&#8217;interno della Comunità e la creazione di un grande mercato unico europeo. Ma quali saranno le conseguenze di questa vera e propria svolta economica del nostro continente?</p>
<p>Quasi tutte le nazioni europee producono merci di eccellente qualità, dai vini ai tessuti. Generalmente ogni nazione è la principale consumatrice dei propri prodotti; per evidenti ragioni economiche, ciò è favorito dalle misure di protezione doganale prese dai rispettivi governi. Se tali misure vengono soppresse, è inevitabile che la curiosità propria dell&#8217;uomo spinga i consumatori nazionali a sperimentare i prodotti provenienti da altre nazioni. Con la soppressione delle barriere doganali in tutta Europa, circoleranno e si consumeranno i prodotti economici di tutta Europa. In tal modo, nessuna industria manterrà la certezza di una base economica nel Paese in cui è impiantata e comincerà una disputa tra le industrie di ogni Paese, per mezzo della propaganda pubblicitaria, per conquistare nuovi mercati o per difendere quelli tradizionali. I formaggi francesi, la birra tedesca e la pasta italiana non sono solo prodotti commerciali, ma simboli di culture e di tradizioni diverse: la guerra economica, combattuta con gli strumenti della moderna tecnica pubblicitaria, tenderà a divenire psicologica e politica. Il mercato comune assomiglierà ad un campo di battaglia, piuttosto che a un centro di aggregazione.</p>
<p>I mercati più deboli saranno invasi da capitali, merci e servizi stranieri ben più competitivi. Sopravviveranno solo le imprese maggiori, capaci di darsi una dimensione multinazionale; alle piccole resterà l&#8217;alternativa di accorparsi alle grandi, in posizione subordinata, oppure di fallire.</p>
<p>Come abbiamo già previsto, commentando il “progetto Delors”, “<em>ciò che rende ancora più preoccupante lo scenario è il fatto che questo cataclisma verrà imposto dall&#8217;alto, artificialmente e a brevissimo termine, sorprendendo i più deboli nell&#8217;impreparazione generale. E&#8217; comunque facile prevedere che esploderà una concorrenza selvaggia che seminerà il caos nell&#8217;economia europea; nel Mercato Comune si combatterà una battaglia senza esclusione di colpi. L&#8217;Europa, priva dei punti di riferimento fin qui rappresentati dalle frontiere nazionali e dalle barriere doganali, potrebbe cadere vittima di un caos economico generalizzato e devastatore</em>” (8).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;esproprio della sovranità monetaria</strong></p>
<p>Le tappe successive previste dal Trattato di Maastricht sono:</p>
<p>-          II<sup>a</sup> fase (a partire dal 1° luglio 1994): Creazione di un Istituto Monetario Europeo (IME) costituito dalle Banche centrali dei Paesi membri, come passaggio intermedio per la successiva</p>
<p>-          III<sup>a</sup> fase (a partire dal 1997 e comunque entro il 1° gennaio 1999) che a sua volta prevede:</p>
<p>a) Costituzione di un Sistema europeo di banche centrali (SEBC), comprendente le singole Banche centrali nazionali e una Banca Centrale Europea (BCE), che diverrebbe il detentore e gestore esclusivo delle riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri (Tit. II, art. 105.2).</p>
<p>b) Creazione di una moneta unica puramente fiduciale, l&#8217;ECU (Tit. II, art. 3 A), destinata a sostituire le monete nazionali. La BCE costituirebbe l&#8217;unica istituzione abilitata ad esercitare una prerogativa tipica dello Stato, quale l&#8217;emissione di moneta.</p>
<p>In particolare, secondo il Trattato, non sono i governi e i parlamenti, ma è la Commissione, attraverso la Banca  Centrale Europea, a stabilire gli indirizzi di massima per la politica economica dei singoli Stati nazionali (Tit. II, art. 103.2); la BCE è l&#8217;unica istituzione che può autorizzare l&#8217;emissione di banconote e stabilire la loro quantità (Tit. II, art. 105 A). Il Consiglio può addirittura infliggere sanzioni attraverso l&#8217;imposizione di ammende, l&#8217;imposizione di un deposito infruttifero invitando la Banca Europea degli Investimenti a riconsiderare la sua politica di prestiti verso quel paese (Tit. II, art. 104 C).</p>
<p>La perdita parte degli Stati europei della sovranità economica e monetaria significa in realtà la cessione di un elemento essenziale della sovranità politica. Si tratta di un punto che aveva ben compreso l&#8217;ex premier britannica Margaret Thatcher, la quale più di una volta ha esposto il concetto secondo cui “<em>se si perde la sovranità monetaria e di bilancio, non è molta la sovranità che rimane</em>” (9).</p>
<p><strong>L&#8217;esproprio della sovranità politica</strong></p>
<p>L&#8217;autorevole voce della Bundesbank ha recentemente ricordato come creare con un atto di autorità una moneta unica europea può essere facile; ben più difficile è assicurare la stabilità monetaria in Europa: a ciò occorrono condizioni economiche, politiche e psicologiche complesse (10). Come immaginare una efficace unificazione economica e monetaria dell&#8217;Europa, se manca quella cornice giuridica e politica comune che sola può regolare problemi come quelli dell&#8217;immigrazione, della droga e della criminalità organizzata, e assicurare in tal mondo le condizioni necessarie alla stabilità economica e monetaria?</p>
<p>Per realizzare queste condizioni giuridiche e politiche, il Trattato prevede “<em>il ravvicinamento delle legislazioni nazionali nella misura necessaria al funzionamento del mercato comune</em>”<em> </em>(Tit. II, art. G 3 H). Questa armonia politica e legislativa costituisce certamente in sé un bene a cui tendere, quando non violi il diritto naturale, ma non può essere imposta da un vertice burocratico, con il pretesto della necessità di far funzionare il mercato comune. Ciò significherebbe sottrarre agli Stati nazionali il loro diritto a governare la società civile. La sovranità è il contrassegno essenziale di uno Stato. Essa può essere definita come la suprema autorità che lo Stato deve avere, nell&#8217;ambito che gli è proprio, per raggiungere il suo fine, che è il bene pubblico dei cittadini (11), ossia la loro vita virtuosa in comune (12). Lo Stato può delegare alcune competenze, in base al principio di sussidiarietà, ma non può eliminare in radice la propria sovranità, come accadrebbe al termine del processo di unificazione di Maastricht. Ciò significherebbe la scomparsa degli Stati nazionali.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> La mèta: megastato europeo e microstati regionali</strong></p>
<p>Questo trasferimento di poteri e di competenze fin qui attribuite ai governi e ai parlamenti nazionali, avverrebbe secondo due linee direttive: da una parte verso le istituzioni sovranazionali, cioè verso il “megastato” europeo, dall&#8217;altra verso le realtà comunali e regionali, che tenderebbero a divenire veri e propri microstati. Su questa linea si pone l&#8217;istituzione di un “Comitato delle Regioni” (Tit. II, art. 198  A), destinato ad assistere il Consiglio e la Commissione, che costituirebbero il “supergoverno” del “megastato”.</p>
<p>Ciò, come ha spiegato il presidente della Commissione europea Jacques Delors parlando il 5 ottobre 1989 al <em>Wissenschaftszentrum</em> di Bonn, “<em>nella sua essenza significa che i poteri del governo centrale sono divisi con quelli delle collettività territoriali pre-esistenti</em>”.</p>
<p>Questo progetto realizza il piano esposto qualche anno fa dal socialista Peter Glotz, nel Manifesto della Sinistra europea nel quale auspicava “<em>il superamento dello Stato nazionale in Europa</em>” che “<em>non dovrebbe avvenire soltanto attraverso una unificazione transnazionale, ma anche attraverso la regionalizzazione e il decentramento</em>” (13) e si indicava “<em>la creazione di una Unione europea</em>” (14)<em>,</em> come<em> </em>“<em>prospettiva di lunga scadenza dell&#8217;unificazione europea</em>”.</p>
<p>Si tratta della versione aggiornata della grande mèta della Sinistra che è sempre stata e resta l&#8217;anarchia, ossia il “mondo nuovo”, destinato a sorgere, per usare le parole di Bakunin, “<em>sopra le rovine di tutte le Chiese e di tutti gli stati</em>” (15). Per questo, afferma lo stesso Bakunin, “<em>i socialisti rivoluzionari si organizzano in previsione della distruzione o, se si vuole una parola più gentile, in vista della liquidazione degli stati</em>” (16) “<em>affinché sulle loro rovine, possano sorgere libere unioni organizzate dal basso grazie alle libere federazioni dei comuni in provincie, delle provincie in nazioni, delle nazioni negli Stati uniti d&#8217;Europa</em>”<em> </em>(17).</p>
<p><strong>Una bomba ad orologeria: la cittadinanza europea</strong></p>
<p>In questa prospettiva disgregatrice si situa un capitolo del Trattato di Maastricht che costituisce una vera e propria bomba ad orologeria nel cuore del nostro continente: la attribuzione di una “cittadinanza europea” a ogni cittadino dei diversi Stati nazionali in via di liquidazione.</p>
<p>Il problema della cittadinanza, nazionale od europea, non può essere affrontato senza tener conto dello scenario contemporaneo. Il fallimento del socialcomunismo ad Est e l&#8217;altrettanto colossale fallimento della decolonizzazione a Sud hanno aperto un flusso di massicce migrazioni verso l&#8217;Europa. Mancano statistiche pienamente attendibili sulla reale consistenza di questa immigrazione; quel che è certo è che si tratta di un fenomeno in aumento, che si accompagna a un preoccupante declino demografico del nostro continente. Non si tratta comunque di un problema secondario se, nel novembre 1991, i ministri di ventisette paesi europei hanno ritenuto necessario incontrarsi a Berlino per discuterlo.</p>
<p>Il Trattato istituisce una “<em>cittadinanza dell&#8217;Unione europea</em>” attribuita a “<em>chiunque abbia la</em> <em>cittadinanza di uno Stato membro</em>” (Tit. II, art. 81). Tra gli Stati membri dell&#8217;Unione però, per quanto riguarda la concessione della cittadinanza agli immigrati di provenienza extra-comunitaria, non esiste attualmente omogeneità legislativa: esistono legislazioni più aperte ed altre più restrittive. Non è difficile immaginare che i flussi migratori si dirigerebbero verso gli Stati dove l&#8217;accesso alla cittadinanza fosse più facile, per poi spostarsi per via “intra-comunitaria”, verso quelli che hanno le frontiere “extra-comunitarie” meno elastiche.</p>
<p>Si dirà che questo è uno dei punti su cui è prioritario il riavvicinamento delle legislazioni nazionali previsto dal Trattato; ma se si è così certi che questo riavvicinamento non tarderà, perché non prevedere l&#8217;istituzione della cittadinanza dell&#8217;Unione solo dopo l&#8217;avvenuta uniformità legislativa tra gli Stati?</p>
<p><strong>Gli immigrati alla conquista delle strutture politiche</strong></p>
<p>Ogni cittadino dell&#8217;Unione, secondo l&#8217;art. 8 A 1 del Trattato, ha “<em>il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri</em>”. La reale portata di questo articolo emerge alla luce di quello seguente, che attribuisce, ad “<em>ogni cittadino dell&#8217;Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino</em>”, “<em>il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato</em>” (Tit. II, art. 8 B 1) ed “<em>il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede</em>” (Tit. II, art. 8 B 2) con modalità che verranno stabilite dal Consiglio Europeo rispettivamente entro il 31 dicembre 1994 ed il 31 dicembre 1993.</p>
<p>Queste le prevedibili conseguenze:</p>
<p>a) Il primo obiettivo del migrante extracomunitario sarà quello di ottenere la cittadinanza dell&#8217;Unione. Perciò, in assenza di una legislazione rigorosamente uniforme, egli sceglierà il Paese che consente un più facile accesso alla cittadinanza nazionale: questa, automaticamente, comporta la cittadinanza europea.</p>
<p>b) Una volta ottenuta la cittadinanza europea, il secondo passo, sarà quello di spostarsi, in base all&#8217; assoluto diritto di circolazione, verso il luogo di residenza prescelto nel territorio dell&#8217;Unione, dove eserciterà i diritti politici.</p>
<p>c) Il diritto di elettorato attivo e passivo di cui fruirà nel luogo di residenza, permetterà al migrante di inserirsi nelle strutture politiche europee a livello locale e a livello sovranazionale, gli unici due livelli politici di rilievo, una volta dissolti gli Stati nazionali.<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> L&#8217;Islam egemone in Europa?</strong></p>
<p>Non si può ignorare che una larga parte degli immigrati extracomunitari è di religione islamica, e che l&#8217;Islam non conosce la distinzione cristiana tra ordine naturale e ordine soprannaturale, tra sfera civile e sfera religiosa, ma fonde il sacro e il profano in un&#8217;unica prospettiva totalizzante (18).</p>
<p>Gli esponenti islamici in Europa già chiedono che la loro religione goda della stessa tutela che le legislazioni nazionali riconoscono ad altre comunità religiose; ciò significa: riconoscimento civile della poligamia, insegnamento islamico nelle scuole, esonero dal lavoro nelle festività maomettane, e così via.</p>
<p>Il giorno in cui milioni di islamici otterranno la cittadinanza dell&#8217;Unione europea è logico immaginare che essi si organizzeranno in un movimento politico, che presenterà i suoi candidati nelle elezioni comunali e nel Parlamento europeo.</p>
<p>Secondo il Trattato sono i partiti politici europei “<em>ad esprimere la volontà politica dei cittadini dell&#8217;Unione</em>” (Tit. II, art. 138 A); un “Partito Islamico Europeo”, per la sua capillare diffusione in tutti i territori della Unione, per la sua forza di coesione, allo stesso tempo politica e religiosa, per i suoi mezzi finanziari e per i suoi collegamenti internazionali potrebbe diventare il partito leader del Parlamento europeo; ciò significherebbe l&#8217;egemonia politica dell&#8217;Islam in Europa, pacificamente conquistata, anzi pacificamente ceduta dagli stessi europei.</p>
<p>Sul piano comunale, inoltre, come escludere la possibilità della concentrazione di un massiccio gruppo di immigrati in qualche città o regione europea?</p>
<p>Chi potrebbe impedire a questi cittadini europei, che godono del diritto di circolazione, di soggiorno e di elettorato, di scegliere una delle città europee più ricche di storia o di significato, per farne una “isola islamica” ed elevarvi i loro minareti?</p>
<p><strong>Per uscire dal caos: salvare gli Stati nazionali</strong></p>
<p>Queste ipotesi si inquadrano in uno scenario inquietante.</p>
<p>L&#8217;economia occidentale, che come ha recentemente scritto il premio Nobel francese Maurice Allais, “<em>poggia su una gigantesca piramide di debiti</em>” (19), rivela ogni giorno di più la sua estrema vulnerabilità; problemi sociali come quelli della criminalità e della droga rivelano il profondo vuoto culturale e morale della nostra società; da Est una gigantesca spinta disgregatrice conseguente alla autodecomposizione del comunismo si allarga verso l&#8217;Occidente disseminando fermenti di dissoluzione; l&#8217;Islam proietta un&#8217;ombra preoccupante sull&#8217;Europa; il caos minaccia oggi il nostro continente come mai nella sua storia, dal tempo delle invasioni barbariche&#8230;E&#8217; ragionevole, in questa situazione, proporsi la liquidazione degli Stati nazionali per avanzare verso un&#8217;Unione europea dai contorni così nebulosi e confusi? Gli Stati nazionali costituiscono attualmente l&#8217;unico fattore di ordine e di stabilità, nel processo di disgregazione che investe l&#8217;Europa, e pensare a dissolverli, proprio in questo momento, costituisce un suicidio politico che ricorda quello compiuto dalla monarchia e dalla nobiltà francese nel 1789.</p>
<p><strong>L&#8217;Europa al bivio: suicidio o rinascita cristiana</strong></p>
<p>Egregio onorevole, l&#8217;Europa si trova oggi di fronte a un bivio storico.</p>
<p>La ratifica del Trattato di Maastricht innescherebbe un processo di rapida liquidazione degli Stati nazionali; ma ciò significherebbe la disgregazione dell&#8217;Europa, che precipiterebbe nell&#8217;anarchia e nel tribalismo. Si tratta di un vero e proprio itinerario suicida, coerentemente rivendicato dai teorici della Nuova Sinistra.</p>
<p>D&#8217;altra parte, il rifiuto del processo disgregativo di Maastricht costituisce un passo necessario per la rinascita dell&#8217;Europa.</p>
<p>Se la parola Europa evoca oggi memorie e speranze è perché essa è già una realtà: una realtà che non viene “inventata” a Maastricht nel 1991, ma che è nata a Roma nella notte di Natale dell&#8217;anno 800, con il Sacro Impero di Carlo Magno, e, prima ancora, a Subiaco e a Montecassino, da dove si irradiò la riforma religiosa di san Benedetto da Norcia (20).</p>
<p>Parafrasando le parole di san Pio X nella celebre lettera apostolica<em> Notre Charge Apostolique </em>(21) e quelle di Leone XIII nell&#8217;altrettanto celebre enciclica <em>Immortale Dei</em> (22), potremmo dire che l&#8217;Europa “<em>non è da inventare</em>”, ma “<em>è esistita ed esiste tuttora</em>”, è la Civiltà cristiana, un tempo unita, pur nella diversità delle sue nazioni, e nella peculiarità dei suoi costumi e delle sue tradizioni, da un&#8217;unica filosofia di vita: quella del Vangelo. “<em>L&#8217;Europa</em> &#8211; conferma Giovanni Paolo II &#8211; <em>è cristiana nelle sue stesse radici /&#8230;/ Nelle diverse culture delle Nazioni europee, sia in Oriente sia in Occidente /&#8230;/ scorre una sola comune linfa attinta ad un&#8217;unica fonte</em>” (23). La difesa della nostra Civiltà, occidentale e cristiana, passa attraverso la difesa di queste nazioni e di queste tradizioni. N ella varietà degli Stati nazionali europei si esprime infatti la ricchezza culturale dell&#8217;Europa e la sua identità storica e morale.</p>
<p>Il processo rivoluzionario che da oltre cinque secoli ha investito la Civiltà cristiana (24) rappresenta una negazione radicale di questa Europa, della sua identità e della sua storia: l&#8217;esito ultimo e coerente di questo processo è il nichilismo anarchico e tribale della Nuova Sinistra.</p>
<p><strong>Un trattato intoccabile?</strong></p>
<p>Il Trattato di Maastricht non è “intoccabile”, così come il processo di unificazione europea in corso non può e non deve essere considerato come un processo “irreversibile”. Già oggi del resto non lo è per la Gran Bretagna e per la Danimarca, che si sono riservate il diritto di non passare alla “terza fase”.</p>
<p>Ci sembra importante sottolinearlo: se c&#8217;è un mito oggi in frantumi, è quello della “irreversibilità storica”, cioè di una presunta linearità degli avvenimenti di cui solo a qualche “avanguardia” è dato cogliere il senso. Quando un socialista parla di “irreversibilità storica”, il pensiero corre immediatamente alla interminabile serie di profezie fallite che hanno caratterizzato la storia della sinistra europea negli ultimi due secoli; ma i socialisti, eredi degli Illuministi e di Hegel, continuano a presentarsi come i pervicaci interpreti del “senso della storia”. Quando si parlava di unificazione tedesca, Willy Brandt profetizzava che non sarebbe avvenuta prima della fine del secolo (25); oggi che si parla di unificazione europea, Mitterrand profetizza che entro la fine del secolo inevitabilmente avverrà. Il fondamento di queste profezie è sempre il medesimo: il nulla. L&#8217;unica seria previsione che si può fare in questo scorcio di secolo è quella della fine delle false profezie socialiste e del trionfo, questo sì irreversibile, della verità; è in nome di questa verità che ci rivolgiamo a Lei, per chiederLe di intervenire, in una sede così autorevole e significativa quale è il Parlamento europeo, per combattere lo spirito e la lettera del Trattato di Maastricht.</p>
<p>E&#8217; davanti all&#8217;opinione pubblica europea che chiediamo la Sua collaborazione, e Le offriamo la nostra, nella ferma convinzione che oggi tutte le forze debbano unirsi nella difesa degli Stati nazionali, dell&#8217;Europa e della Civiltà cristiana, così gravemente minacciate dal nichilismo e dal caos, e nella altrettanto ferma certezza che non vi è altra forza su cui fondare questa battaglia, al di fuori di Colui, senza il quale nulla possiamo (<em>Gv.</em> 15, 5), ma con il cui aiuto tutto è possibile (<em>Fil.</em> 4, 13), anche la resurrezione di una gloriosa Civiltà, quale fu e sarà, nel secolo XXI, l&#8217;Europa.</p>
<p><strong>Roberto de Mattei</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>1 Le perplessità dei Parlamentari europei sono evidenti dal Processo Verbale della seduta del 7 aprile, in PE 160.902.</p>
<p>2 Jacques Derrida, <em>Oggi l&#8217;Europa</em>, tr. it., Garzanti, Milano 1991, p. 51.</p>
<p>3 Jean Chesnaux, <em>Triomphalisme européen, déchirure planétaire</em>, in <em>Le Monde</em> <em>diplomatique</em>, décembre 1991, p. 24.</p>
<p>4 Edgar Morin, <em>Pensare l&#8217;Europa</em>, tr. it. Feltrinelli, Milano 1990, p. 53.</p>
<p>5 J. Derrida, <em>Oggi l&#8217;Europa</em>, cit., p. 14.</p>
<p>6 E. Morin, <em>Pensare l&#8217;Europa</em>, cit., p. 134.</p>
<p>7 Cfr. il Protocollo sulla transizione alla terza fase dell&#8217;Unione economica e monetaria, allegato al Trattato.</p>
<p>8 Roberto de Mattei, <em>1900-2000, Due sogni si succedono, La Costruzione &#8211; La Distruzione</em>, Fiducia, Roma 1990, p. 44.</p>
<p>9 <em>Corriere della Sera</em>, 25 giugno 1990; ma cfr. sopratutto il <em>Discorso di Bruges</em> del 20 settembre 1988.</p>
<p>10 <em>Die Zeit</em>, 7 febbraio 1992; vedi anche <em>Zeitschrift fiir das gesamte Kreditwesen</em>, 15 febbraio 1992.</p>
<p>11 Aristotele, <em>Politica</em>, IV, c. 5,1326 b, 22-30.</p>
<p>12 San Tommaso d’Aquino, <em>De Regimine principum</em>, I, 15.</p>
<p>13 Peter Glotz, <em>Manifesto per una nuova Sinistra europea</em>, tr. it., Feltrinelli, Milano 1986, p. 85.</p>
<p>14 Ivi, pp. 85-86.</p>
<p>15 Mikail Bakunin, <em>La Comune</em><em> e lo Stato</em>, tr. it. Samonà e Savelli, Roma 1972, p. 55.</p>
<p>16 Ivi, pp. 55-56.</p>
<p>17 Cit. in George Woodcock, <em>L&#8217;anarchia</em>, tr. it. Feltrinelli, Milano 1980, p. 142.</p>
<p>18 Cfr. ad esempio, Alessandro Bausani, <em>L&#8217;Islam,</em> Garzanti, Milano 1987, pp. 11, 37.</p>
<p>19 Maurice Allais, <em>L&#8217; Europe et les Etats-Unis après Maastricht: questions et réponses</em>, in <em>Le Figaro</em>, 6 febbraio 1992.</p>
<p>20 Il 2 ottobre 1964 a Montecassino Paolo VI proclamava San Benedetto di Norcia Patrono d&#8217;Europa. Giovanni Paolo II, con la Lettera Apostolica <em>Egregiae Virtutis</em> del 31 dicembre 1980 (in <em>Insegnamenti di Giovanni Paolo II</em>, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma, vol. III, 2 (1980), pp. 1833-1836) ha proclamato compatroni d&#8217;Europa, accanto a san Benedetto, i santi Cirillo e Metodio, apostoli dei popoli slavi.</p>
<p>21 San Pio X, Lettera apostolica <em>Notre Charge Apostolique</em>, del 25 marzo 1910 in <em>Acta Apostolicae Sedis,</em> vol. 2 (1910), p. 612.</p>
<p>22 Cfr. Leone XIII, <em>Enciclica Immortale Dei</em> del 1 novembre 1885, in <em>Acta Sanctae Sedis</em>, vol. XVIII, p. 169.</p>
<p>23 Giovanni Paolo II, <em>Lettera Apostolica Euntes in mundum</em> del 25 gennaio 1988, in <em>Insegnamenti,</em> cit., vol. XI, 1 (1988), p. 220.</p>
<p>24 Cfr. l&#8217;opera capitale del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, <em>Rivoluzione e Contro-Rivoluzione,</em> tr. it. Cristianità, Piacenza 1977.</p>
<p>25 <em>Der Spiegel</em>, 23, 1989, p. 148.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2011/le-radici-della-crisi-dell%e2%80%99unione-europea-1991-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The roots of the crisis in the European Union (1991 &#8211; 2011)</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2011/the-roots-of-the-crisis-in-the-european-union-1991-2011/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2011/the-roots-of-the-crisis-in-the-european-union-1991-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 21:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=624</guid>
		<description><![CDATA[The economic, social and political crisis which the EU is undergoing is there for all to see. In a few days it will be the 20th anniversary of the Maastricht treaty, signed on 11 December 1991, which brought the European Union into being. Professor Roberto de Mattei, who was then president of the Lepanto Cultural [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>The economic, social and political crisis which the EU is undergoing is there for all to see. In a few days it will be the 20th anniversary of the Maastricht treaty, signed on 11 December 1991, which brought the European Union into being. Professor Roberto de Mattei, who was then president of the Lepanto Cultural Centre and who is now president of the Lepanto Foundation, was one of the first in Europe to express his criticisms of the Maastricht Treaty in a letter sent to all MEPs in Strasbourg on 11 May 1992, the day before the speech given by Queen Elizabeth II to the European Parliament. His analysis, which preceded by nearly 10 years the entry into force of the euro, invites us to reflect on our future.<span id="more-624"></span></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><a href="../2011/les-racines-de-la-crise-de-lunion-europeenne-1991-2011/"><em>Français</em></a> &#8211; <a href="http://www.fondazionelepanto.org/2011/le-radici-della-crisi-dell%E2%80%99unione-europea-1991-2011/">Italiano</a></h3>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p align="center"><strong>Prof. Roberto de Mattei’s letter to the Members of the European Parliament</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Rome &#8211; May 11th, 1992</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Dear Sir /Madam,</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>on behalf of the Lepanto Cultural Centre, of which I am President, I take the liberty of submitting for your attention certain reflections (1) on the Maastricht Treaty, stipulated by the Heads of State and Government of the Twelve on the 11th of December 1991, to launch the new international organization called “European Union”.</p>
<p>This Treaty, formally signed on the 7th of February 1992 and due to be endorsed by the respective national Parliaments by the 31st of December 1992, is arousing increasing doubts and perplexities in many quarters: will it really unite and strengthen Europe, or will it plunge her into chaos? This letter aims to stimulate discussion on this capital point.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>A nihilist dream of the destruction of Europe</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>The year 1992 marks the 500th anniversary of the Discovery and civilization of America by Europeans, yet European and Christian Civilization is on trial.</p>
<p>Europe is being accused of having imposed its civilised patterns on the world, instead of “<em>opening itself to the Other</em>”, “<em>to what Europe is not, never was and will never be</em>” (2); it should therefore deny itself to recover the “otherness” it rejected, viz. barbarians, Indians, Muslims, all bearers of a “cultural message” which we must now adopt. Europe should therefore renounce its “<em>secular</em> <em>ambition of historical centralization whose symbol is Columbus</em>” (3) in order to “de-civilize” itself and sink into tribalism.</p>
<p>According to the historical vision by these “theoreticians of chaos”, Europe should be founded on the “<em>loss of foundations</em>” (4) and “<em>not identify with itself</em>” (5). This is nihilism.</p>
<p>No historical and cultural identities would deserve to survive because in the world nothing is stable and permanent and everything is devoid of order and significance: this Nothingness is the only reality which is to assert itself in history and society: “<em>We must acknowledge the historically positive role of Nothing</em> / &#8230; / <em>We should base our European citizenship on Nothing</em>” (6).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>The real nature of the Maastricht Treaty</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>These nihilist theses on Europe, set out in journals, books, symposia, amplified by the mass-media and abundantly echoed by politicians, are neither to be ignored nor forgotten when debating such an ambitious political accord as the Maastricht Treaty.</p>
<p>It is not a matter of being generally for or against Europe, but of addressing the real background issue: What kind of Europe are we aspiring to? What kind of Europe is envisaged by the Maastricht Treaty? Political and diplomatic agreements do not simply boil down to technical formulas, but reflect political patterns, visions of the world and ideal aspirations. Which ones in this particular case?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>It is not only a single market&#8230;</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>For the man in the street the European Union means simply an extended market without frontiers, namely a single European “internal market” characterized by the abolition of obstacles to the free movement of goods, persons, services and capital.</p>
<p>The average European, who is inclined to shirk demanding debates and commitments in order to live entangled in his everyday problems, does not rely on politicians, but has still some confidence in (&#8230;) the pragmatism of economists. He feels reassured by a united Europe being sponsored today by economic &#8216;technicians&#8217; and is tempted to consider it a possible solution of the serious economic and social evils which are now chronically raging across all European nations.</p>
<p>As a matter of fact, the first basic misconception to dispel is to assume that the international organization, as provided for in Maastricht, limits itself to an economic union destined to ensure greater advantages and benefits to its members.</p>
<p>This is evident already in the first pages of the Treaty, where the new element is highlighted by specifying that “<em>the term &#8216;European Economic Community&#8217; shall be replaced by the term &#8216;European Community&#8217;</em>” (Title II, art. G A).</p>
<p>What is the sense of this specification? That of stressing the gradual shift from a merely economic union to a basically political union; the economic unification is the means, the political one is the end.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>&#8230; But it is a political and cultural process</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>The first characteristic of the Maastricht Treaty which comes to the fore is the process it indicates. In fact, as from the 1st January 1993, the Treaty provides for a series of different stages, in a strict chronological sequence, and establishes the “<em>irreversible character</em>” (7) of the transition to the last stage by the 1st January 1999.</p>
<p>One ought to look ahead at the final aim, since the significance of all preceding stages flows from it. While the first stage is economic, the last one completes a far-reaching process of political change in Europe. What is the nature of such change? Despite allegations to the contrary (which we are prepared to discuss in public debate), we affirm without hesitation the following:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">The Maastricht plan does not trigger a process of European unification, but rather a process of disintegration of its national states; and since Europe cannot renounce national states, which form its backbone, the dismantling of these states is tantamount to the destruction of Europe in the name of Europe itself!</span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Towards economic chaos</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>The <strong>1st stage</strong> (as from the 1st of January 1993) of the Maastricht unification process provides for the abolition of political and economic frontiers within the Community and the establishment of a large single European market. But what about the real implications of this project for our continent?</p>
<p>Almost all nations produce goods of excellent quality, from wines to textiles. By and large each nation is the main consumer of its own products for clearly economic reasons, due to customs restrictions by the various governments. Once customs barriers have fallen away, the national consumers will inevitably be prompted by curiosity to sample products from other nations.</p>
<p>Products of all European nations will be circulated and consumed throughout Europe. Thus no industry will be able to rely on a safe economic base in its country of origin, and in turn this will spark off commercial disputes among the industries of each country under the form of all-out promotional campaigns: the conquest of new markets and the preservation of old ones will be at stake.</p>
<p>French cheese, German beer and Italian pasta are not only commercial commodities but also symbols of different cultures and traditions. The war fought by means of promotional advertising will shift from the economic into the political and psychological field. The single market will resemble a battlefield rather than a factor of cohesion.</p>
<p>The weakest markets will be inundated with much more competitive foreign capital, goods and services. Only major companies able to acquire a multinational status will survive; small businesses will have to either merge with the bigger ones in a subordinate position or face bankruptcy. Just as we have already envisaged in our comment on the <em>Delors Plan</em> : “<em>the picture looks even more worrying if one thinks that this upheaval will be artificially forced upon us from above and in the very near future, taking by surprise the weakest, who are generally unprepared. Therefore it is easy to predict that wild competition will break out, sowing the seeds of chaos in the European economy. In the common market a war to death will be fought which <span style="text-decoration: underline;">might precipitate Europe</span>, (<span style="text-decoration: underline;">into a general, devastating chaos</span>) deprived of any reference points so far represented by national frontiers and customs barriers</em>” (8)<em>.</em></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>The expropriation of monetary sovereignty</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>The next stages, as provided far by the Maastricht Treaty, are as follows:</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>2nd stage</strong> (starting 1st of July 1994): Creation of the European Monetary Institute (EMI) established by the Central Banks of the member states, as an intermediate step for the following:</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>3rd stage</strong> (starting in 1997 and not later than 1st of January 1999), envisages:</p>
<p>a) Creation of the European System of Central Banks (ESCB), composed of the single National Central Banks and the European Central Bank (ECB), which will be the exclusive owner and manager of official reserves of member states (Title II, art. 105 2).</p>
<p>b) Creation of a single currency purely fiduciary, the ECU (Title II, art. 3A), destined to substitute national currencies. The ECB will be the only institution allowed to perform the money issuing function.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In particular, according to the Treaty, it is the Commission &#8211; not Governments and Parliaments &#8211; through the European Central Bank that will set the general objectives far economic policy in the single national States (Title II, art. 103). The ECB will have the exclusive right to authorise the issue of bank-notes within the Community (Title II, art. 105A). The Council will be allowed to impose on that member punitive measures that include: fines, requiring a non-interest bearing deposit of appropriate size, inviting the European Investment Bank to reconsider its lending policy towards that member (Title II, art. 104C).</p>
<p>For the European States the loss of their economic and monetary sovereignty will entail de-facto the <span style="text-decoration: underline;">loss of an essential component of their political sovereignty</span>. This was well understood by the former British Prime Minister Mrs Margaret Thatcher, who used to mantain that “<em>if one looses one&#8217;s monetary and budget sovereignty, there is not that much sovereignty left</em>” (9).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Expropriation of political sovereignty</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>The authoritative <em>Bundesbank </em>recently stated that creating a single European currency by fiat is easy, but ensuring a monetary stability in Europe is much more difficult: to this end, complex economic, political and psychological conditions would be necessary (10).</p>
<p>How is it possible to determine an effective economic and monetary unification of Europe without a common juridical and political framework which alone is able to regulate problems such as immigration, drug-addiction and organised crime, and thus ensure the necessary conditions far economic and monetary stability?</p>
<p>To meet these juridical and political conditions, the Treaty provides for “<em>the approximation</em> <em>of the laws of Member states to the extent required for the functioning of the Common Market</em>” (Title II, art. 3H)<em>.</em> This political and legislative harmonisation is certainly a good in itself and should be pursued, provided it does not infringe Natural Law; but it cannot be imposed by a bureaucratic executive under the pretext of making the Common Market function. This would imply depriving national States of their right to rule civil society.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sovereignty is the essential feature of a State</span>. It can be described as the supreme authority a state must have, in its own sphere, to achieve its aim, namely the common good of its citizens (11). That is to say their communal virtuous life (12).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">The state</span> can delegate certain functions, according to the principle of subsidiarity, but <span style="text-decoration: underline;">cannot destroy itself</span>, as would be the case once the Maastricht unification process is completed. <span style="text-decoration: underline;">This would mean the disappearance of nation states.</span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>The aim: European mega-State and regional micro-states</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>This transfer of powers and functions, so far attributed to national governments and parliaments, would take place in two directions: on the one hand, towards supranational institutions, viz. the European “mega-State”, and on the other, towards regional and municipal entities which would tend to become real micro-states. The establishment of a “Committee of Regions” (Title II, art.198A), destined to assist the Council and the Commission, which would be the “supergovernment” of the “mega-State”, follows this pattern.</p>
<p>This, as was explained by the President of the European Commission Jacques Delors at the Wissenschaftszentrum in Bonn on the 5th of October 1989, “<em>in its essence means that the powers of central government are shared with those of pre-existing collective territorial units</em>”.</p>
<p>This blueprint fulfils the plan spelt out a few years ago by the Socialist Peter Glotz in the <em>Manifesto far a new European Left </em>where he welcomed<em> </em>“<em>the end of the nation state in Europe</em>”<em> </em>which<em> </em>“<em>should not take place only by means of a transnational unification, but also by regionalization and decentralisation</em>” (13),<em> and </em>“<em>the creation of a European Union</em>”<em> </em>was<em> </em>indicated as a<em> </em>“<em>long-term prospect of European unification</em>” (14).</p>
<p>It is the updated version of the great goal of the Left, which has always been and still is, anarchy, viz. the “new World”, in the words of Bakunin, “<em>on the ruins of all the Churches and states</em>”<em> </em>(15). Therefore, Bakunin himself clarifies, “<em>revolutionary socialists are organizing in view of the destruction, or if you prefer a more gentle word, the dismantling of the States </em>(16)<em>&#8230; so that free associations organized from the bottom by means of municipalities freely federating into provinces, from provinces into nations, from nations into the Unites States of Europe, may arise on their ruins</em>” (17).</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A time bomb: European citizenship</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>One chapter of the Maastricht Treaty, which is a real time-bomb in the heart of our continent, can be viewed as a part of this disintegrating drive: a “European citizenship” will be conferred on each citizen of the various national states as they are dismantled.</p>
<p>The citizenship problem cannot be thrashed out unless the contemporary scene is taken into account. The failure of Socialist-communism in the East, and the similar gigantic failure of decolonization in the Southern hemisphere have opened up massive migration into Europe. Fully reliable statistics on the real extent of this immigration are not available; what is certain is that this trend is on the increase, accompanied by population decline in our Continent. It is by no means a secondary problem, since in November 1991 the Ministers of 27 European countries deemed it necessary to meet in Berlin to discuss it.</p>
<p>The Treaty provides for a “<em>Citizenship of the Union</em>”<em> </em>for<em> </em>“<em>every person holding the nationality of a Member State</em>” (Title II, art. 81). But amongst member states of the Union, as regards the granting of citizenship to extracommunitarian immigrants, there does not exist homogenous legislation: some legislation is more open and some is more restrictive. It is not difficult to imagine that immigrants would head towards those States whose citizenship is easier to acquire, and then move through the “internal borders” to those with less flexible “external borders”.</p>
<p>One might argue that this is one of the points whose approach in national legislations, as provided for by the Treaty, is a priority. But if it is so certain that this approach will not be delayed, why not provide for union citizenship to be granted only after uniformity of legislation amongst states has taken place?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>The immigrants to the conquest of political structures</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>In terms of art. 8 A 1 of the Treaty, “<em>every citizen of the Union shall have the right to move and reside freely within the territory of the Member State</em>”. The real significance of this article becomes evident in the light of the following: “<em>every citizen of the Union residing in a Member State of which he is not a national shall have the right to vote and to stand as a candidate at municipal elections in the Member State in which he resides, under the same conditions as nationals of that state</em>” (Title II, art. 8 B1) and “<em>every citizen of the Union residing in a Member State of which he is not a national shall have the right to vote and to stand as a candidate in elections to the European Parliament in the Member State in which he resides, under the same conditions as nationals of that state</em>” (Title II, art. 8 B2). Ways and means will be set by the Council by the 31st of December 1994 and 31st of December 1993 respectively.</p>
<p>The following are the foreseeable consequences:</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>a) The first object of the extra-communitarian migrant will be to obtain citizenship of the Union. Therefore, since legislation is not strictly uniform, he will choose the country granting him an easier access to its citizenship: this will automatically entail for him European citizenship.</p>
<p>b) Once he has obtained European citizenship, his second step will be to move, according to his absolute right to movement, to his chosen dwelling place within the Union, where he will make use of his political rights.</p>
<p>c) Active and passive voting rights enjoyed in his dwelling place will grant the migrant access to the European political structures at municipal and supernational levels, the only two levels of relevance after national States have been dissolved.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Islam to be dominant in Europe?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>We cannot ignore the fact that the majority of extra-communitarian immigrants are Muslims, and that Islam does not make the Christian distinction between natural and supernatural orders or civil and religious spheres, but combines sacred and profane into a single totalizing vision (18).</p>
<p>Muslim leaders in Europe are already asking for their religion to be legally incorporated in national legislations as is the case with other religious denominations. This means: civil recognition of polygamy, teaching of Muslim religion in schools, exemption from work on Muslim festive days, and so forth.</p>
<p>On the day Muslims obtain citizenship of the European Union, they will stand as candidates in elections at municipal and European Parliament levels.</p>
<p>In terms of the Treaty, European political parties will “<em>express the political will of Union nationals</em>” (Title II, art. 138A). A “European Muslim Party”, owing to its deep-rooted presence in all territories of the Union, its power of political and religious cohesion, its financial resources and its international connections, might become the leading party in the European Parliament. This would imply Muslim political domination in Europe, peacefully won, or rather, peacefully handed over by Europeans themselves.</p>
<p>Furthermore, at municipal level, how can one rule out the possible concentration of massive groups of immigrants in certain European cities or regions? Who could prevent these European nationals from turning a historically rich or significant city into a “Muslim island” and erecting their minarets, given their right of movement, residence and voting rights?</p>
<p>Who could prevent these European nationals, who enjoy the right of movement, residence and voting rights, from choosing one of the European cities richer in history or significance, to make of it a “muslim island” and erect their minarets?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>To emerge from chaos: save national States</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>These hypotheses constitute a disquieting picture.</p>
<p>Western economy, as recently written by French Nobel prize-winner Maurice Allais, “<em>resting upon a gigantic pyramid of debts</em>” (19), is increasingly showing its extreme vulnerability. Social problems, such as crime and drug-addiction, reveal the profound cultural and moral vacuum of our society. From the East a far-reaching disintegrating thrust, resulting from the self-destruction of Communism, is spreading ferment of dissolution aver to the West. The muslim religion is throwing its menacing shadow aver Europe<em>. </em><span style="text-decoration: underline;">Today chaos is threatening our continent as never before in its history</span><em> </em>since barbarian invasions&#8230;</p>
<p>Given these circumstances, does it seem reasonable to further the scrapping of nation states and proceed towards a European Union with such cloudy and confused contours? Nation states are at present the only factor of order and stability in the face of the disintegrating process sweeping across Europe; and to scrap them right now is political suicide resembling that committed by the French monarchy and nobility in 1789.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Europe at a crossroads: suicide or Christian restoration</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Europe at present finds itself at a historical crossroads.</p>
<p>The ratification of the Maastricht Treaty would spark off a process of rapid scrapping of nation states. But this would imply the disintegration of Europe, which would then plunge into anarchy and tribalism. It is a real suicidal itinerary, consistently claimed by ideologists of the New Left.</p>
<p>On the other hand, rejecting the Maastricht disintegrating process is a necessary step for the restoration of Europe.</p>
<p>If today the word Europe arouses memories and hopes, it is because it was already a socio-political reality: a reality which was not “invented” in Maastricht in 1991, but was born in Rome in 800 A.D. on Christmas eve, with the Sacred Roman Empire of Charlemagne and, even earlier, in Subiaco and Montecassino, from where the religious reform of Saint Benedict of Nursia radiated (20).</p>
<p>Paraphrasing the words of Saint Pius X in his well-known Apostolic Letter <em>Notre Charge Apostolique</em> (21) and those of Leo XIII in the equally well-known , encyclical <em>Immortale Dei</em> (22), we could say that Europe “<em>is not to be invented</em>”, but that “<em>it did exist and still exists</em>”<em>,</em> and that it is Christian Civilization, once united, though in the differences of its nations, and in the peculiarities of its customs and traditions, by a single philosophy of life: the Gospel. “<em>Europe</em> &#8211; John Paul II confirms &#8211; <em>is Christian in its very roots</em> /&#8230; / <em>One common sap drawn from a single source is flowing in the different cultures of European nations, both in the East and in the West</em>” (23). The defence of our (Western and Christian) civilisation is based on the defence of these nations and these cultures. The variety of European national States is a reflection of Europe&#8217;s cultural heritage and moral and historical identity.</p>
<p>The revolutionary process which has been attacking Christian Civilization for over five centuries now (24), represents a thorough rejection of this Europe, of its identity and history: the final and consistent outcome of this process is the anarchical and tribal nihilism of the New Left.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>An untouchable Treaty</strong>?</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>The Maastricht Treaty is not “untouchable”, just as the process of European unification underway cannot and must not be regarded as an “irreversible” process. This is already not the case with Great Britain and Denmark, who reserved the right not to implement the third stage.</p>
<p>We think it important to highlight the following: <span style="text-decoration: underline;">if there is a fragmented myth today, it is “historical irreversibility</span>”, namely, an alleged course of events whose sense and direction can be perceived only by some “avant-gardes”. When a Socialist speaks of “historical irreversibility”, one cannot help recalling the endless series of fallacious prophecies which have marked the history of European Left over the last two centuries. But Socialists, descendants of the Illuminists and Hegel, persist in presenting themselves as the pertinacious interpreters of the “sense of history”. Thus, when German unification was under discussion, Willy Brandt&#8217;s prophecy was that it would not take place before the end of the century (25). Today, with European unification under scrutiny, Mitterand&#8217;s prophecy is that it will inevitably take place by the end of the century.</p>
<p>These prophecies are all based on the same thing: the void of nihilism. The only sure prediction one can formulate at the turn of this century is the demise of false Socialist prophecies and the triumph, irreversible, of truth. In the name of Truth we are calling upon you and your colleagues to intervene in such an authoritative and significant assembly as the European Parliament and oppose the spirit and the letter of the Maastricht Treaty.</p>
<p>It is in face of European public opinion that we are appealing for your collaboration, and offering you ours. It is our firm conviction that today all forces should unite in defence of national States, of Europe and of Christian Civilization, so seriously threatened by nihilism and chaos. It is our equally certain conviction that this battle can only be fought with the help of the One without Whom nothing can be achieved (<em>John</em> 15,5), but with Whose help everything is possible (<em>Phil.</em> 4, 13) &#8211; even the resurrection of a glorious Civilization, such as Europe has been and will be again in the twenty-first century.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Roberto de Mattei</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Notes</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>1 The perplexities of Euro MPs are evident in the minutes regarding the session of 7 April 1992, in PE 160. 902.</p>
<p>2 Jacques Derrida, <em>L&#8217;autre cap</em>, Éditions de Minuit, Paris 1991, p. 75.</p>
<p>3 Jean Chesnaux, <em>Triomphalisme européen, déchirure planétaire</em> in <em>Le Monde diplomatique</em>, December 1991, p. 24.</p>
<p>4 Edgar Morin, <em>Penser l&#8217;Europe</em>, Éditions Gallimard, Paris 1987, p. 67.</p>
<p>5 J. Derrida, <em>L&#8217;autre cap</em>, cit., p.16.</p>
<p>6  E. Morin, <em>Penser l&#8217;Europe</em>, cit., p. 174.</p>
<p>7  See the <em>Protocol on the transition to the third stage of economic and monetary union</em>, attached to the Treaty.</p>
<p>8 Roberto de Mattei, <em>1900-2000.</em> <em>Due sogni si succedono: la Costruzione, la Distruzione</em>, Fiducia, Rome 1990, p. 44.</p>
<p>9 <em>Corriere della Sera</em>, 25 June 1990; but particularly, cfr. the speech in Bruges of 20 September 1988.</p>
<p>10 <em>Die Zeit</em>, 7 February 1992, cfr. also <em>Zeitschrift für das Gesamte Kreditwesen</em>, 15 February 1992.</p>
<p>11  Aristotle, <em>Po1itics</em>, IV, c.s, 1336 b, 22-30.</p>
<p>12 Saint Thomas Aquinas, <em>De Regimine principum</em>, I, 15.</p>
<p>13 Peter Glotz, <em>Manifest für eine neue Europäische Linke</em>, Siedler Verlag, Berlin 1985, pp. 81-82.</p>
<p>14 Ivi, p. 82.</p>
<p>15 Mikail Bakunin, <em>La Comune e lo Stato</em>, it. tr. Samonà e Savelli, Roma 1972, p. 55.</p>
<p>16 Ivi, pp. 55-56.</p>
<p>17 George Woodcock, <em>Anarchism</em>, The World Publishing Company, London 1962, it. tr. Feltrinelli, Milan 1980, p. 142.</p>
<p>18 See for example Alessandro Bausani, <em>L&#8217;Islam</em>, it. tr. Garzanti, Milan, pp. 11, 37.</p>
<p>19 Maurice Allais, <em>L&#8217;Europe et les États-Unis après Maastricht: questions et réponses</em>, in <em>Le</em> <em>Figaro</em>, 6 February 1992.</p>
<p>20 On 2 October 1964 in Montecassino, Paul VI proclaimed Saint Benedict patron of Europe. John Paul II in his Apostolic Letter <em>Egregiae Virtutis</em> of 31 December 1980 (in <em>Insegnamenti di Giovanni Paolo II</em>, Tipografia Poliglotta Vaticana, Rome, vol. III, 2 (1980) pp. 1833-1836) proclaimed co-patrons of Europe with Saint Benedict, saints Cyril and Methodius, apostles of the slavic countries.</p>
<p>21 Saint Pius X, <em>Notre Charge Apostolique</em> of 25 March 1910.</p>
<p>22 Leo XIII, Encyclical <em>Immortale Dei</em> of 1 November 1885, in <em>Acta Sanctae Sedis</em>, vol. XVIII, p.169.</p>
<p>23 John Paul II, Apostolic Letter <em>Euntes in mundum</em> of 25 January 1988, in <em>Insegnamenti</em>, cit., vol. XI, 1 (1988) p. 220.</p>
<p>24 Cfr. the work of Plinio Corrêa de Oliveira, <em>Revolution and Counter-Revolution</em>, Foundation for a Christian Civilisation, New York 1980.</p>
<p>25 <em>Der Spiegel, </em>23, 1989, p. 148.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2011/the-roots-of-the-crisis-in-the-european-union-1991-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Roma, 1 luglio 2000 &#8211; Discorso del prof. Roberto de Mattei presidente del centro Culturale Lepanto  in occasione della Processione di riparazione contro il Gay-Pride</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2011/roma-1-luglio-2000-discorso-del-prof-roberto-de-mattei-presidente-del-centro-culturale-lepanto-in-occasione-della-processione-di-riparazione-contro-il-gay-pride/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2011/roma-1-luglio-2000-discorso-del-prof-roberto-de-mattei-presidente-del-centro-culturale-lepanto-in-occasione-della-processione-di-riparazione-contro-il-gay-pride/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 15:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Attività]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=579</guid>
		<description><![CDATA[Cari amici,
Abbiamo lasciato alle nostre spalle la Basilica di San Giovanni, cattedrale di Roma e del mondo,  centro, con la Basilica di San Pietro, del cristianesimo universale.
Di fronte a noi si apre la via Appia. via sacra, costellata di catacombe, di tombe di martiri, che percorreremo durante la notte per giungere alle luci dell’alba, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,</p>
<p>Abbiamo lasciato alle nostre spalle la Basilica di San Giovanni, cattedrale di Roma e del mondo,  centro, con la Basilica di San Pietro, del cristianesimo universale.</p>
<p>Di fronte a noi si apre la via Appia. via sacra, costellata di catacombe, di tombe di martiri, che percorreremo durante la notte per giungere alle luci dell’alba, al Santuario del Divino Amore, uno dei santuari mariani più cari alla città di Roma. <br />
<span id="more-579"></span><br />
Tutto intorno a noi parla delle nostre memorie cristiane, e soprattutto di quelle dei primi secoli della Chiesa.</p>
<p>I primi secoli del cristianesimo furono un’era di persecuzioni: in odio alla loro fede i cristiani furono crocifissi, dati in pasto alle fiere, arsi su graticole. </p>
<p>Ma questo sangue versato fruttificò. La Chiesa permeò del suo influsso vitale la società, nacque la civiltà cristiana. </p>
<p>Tutto ciò che di bello e di grande ancora oggi ci circonda è espressione di questa civiltà. Essa ha in Roma, da duemila anni, il suo centro.</p>
<p>Questa civiltà oggi è in crisi ed offre lo spettacolo di una città in rovina.</p>
<p>L’immagine di una città in rovina attraversata dal Papa è al centro del Terzo segreto di Fatima rivelato lunedì 26 giugno, all’inizio di questa settimana.</p>
<p>La città in rovina è di fronte a noi.</p>
<p>La pratica su larghissima scala in Occidente dell’aborto e della contraccezione con le loro catastrofiche conseguenze, il dilagare della droga, la minaccia dell’eutanasia, le tendenze consumistiche ed edonistiche imperanti,  la promiscuità sessuale, la pornografia, la pubblicità oscena e spesso blasfema,  sono gli elementi più appariscenti di questa crisi profonda che tocca l’uomo occidentale in tutte le facoltà della sua anima.</p>
<p>L’elemento dominante del panorama mondiale è oggi il caos, la confusione suprema, il disordine radicale. Un impulso all’anarchia totale, che abbraccia ogni campo dell’agire umano, non risparmia alcun popolo o regione della terra e va inteso nel suo significato più profondo di odio metafisico verso l’unico vero ordine tra gli uomini, che è la Civiltà cristiana. </p>
<p>Quest’orizzonte di dissoluzione è il frutto di un processo rivoluzionario che negli ultimi secoli, attraverso un lungo sistema di cause ed effetti, ha prodotto crisi successive, fino ad arrivare al suo tragico epilogo. Alla visione cristiana del mondo, fondata sul sacrificio della Croce, se ne è contrapposta un’altra, oggi dominante, fondata sul piacere sregolato: essa ha le sue radici nel neo-paganesimo rinascimentale, nella dissoluzione illuministica della morale, nel materialismo storico e dialettico degli ultimi due secoli, secondo un processo rivoluzionario che ha avuto nel ventesimo secolo una fase culminante nella Rivoluzione comunista di Ottobre.</p>
<p> Il cosiddetto Gay Pride, il raduno omosessualista che oggi si apre a Roma, esprime un aspetto parossistico di questo processo di degradazione culturale e morale. Esso si presenta come una delle più clamorose contestazioni della storia contro la Chiesa e i princìpi dell’ordine naturale e cristiano.</p>
<p>Il Giubileo cristiano dell’anno 2000 diviene il teatro di una sfida, di una provocazione, lanciata frontalmente contro la Chiesa, il Papa, la città di Roma, centro del cristianesimo e patria del diritto universale.</p>
<p>Dobbiamo capire il significato profondo di questo evento. </p>
<p>Il problema sul tappeto non riguarda la libertà o meno di praticare l’omosessualità. Questa libertà purtroppo già esiste e rientra nelle molteplici manifestazioni odierne della crisi morale appena denunciata. Si tratta invece della pretesa di legalizzare l’omosessualità, di promuoverla come un valore e, successivamente di imporla a tutta la società. </p>
<p>La pratica dell’omosessualità assurge a teoria e a movimento culturale: diviene omosessualismo.</p>
<p>Ciò che, in una parola, oggi abbiamo di fronte non è solo il fatto di un disordine morale, ma quel che è ben più grave, l’elaborazione teorica di questo disordine, la rivendicazione culturale di questa pratica immorale.</p>
<p>L’omosessualità è una gravissima violazione dell’ordine naturale, definita abominevole dalla Sacra Scrittura e dalle leggi civili dell’Occidente cristiano. L’omosessualismo è  l’ideologia di chi la eleva a princi¬pio e modello di comportamento.  </p>
<p>Ciò significa nella pratica che non basta tollerare la pratica dell’omosessualità, ma bisogna arrivare a reprimere ogni espressione culturale, sociale e morale di condanna di questo vizio. Chiunque intenda prendere le distanze, sotto il profilo sociale e morale, dall’omosessualità, merita di essere riprovato e represso.</p>
<p>La parola d’ordine è quella del passaggio dalla clandestinità alla visibilità, dal complesso di colpa all’orgoglio, dalle “catacombe della vergogna” omosessuali alla omosessualizzazione della società, seguendo un itinerario analogo e contrapposto a quello che portò i cristiani, dopo le persecuzioni, a costruire la grande civiltà cristiana che è alle nostre spalle.</p>
<p>Usciti dalle “catacombe”, gli omosessualisti vogliono ricacciarvi i cattolici. L’intolleranza anticristiana che li anima spiega perché il Colosseo è il loro simbolo. </p>
<p>Per gli omosessualisti esiste un solo peccato che grida vendetta al cospetto del mondo la “omofobia”, cioè l’atteggiamento di chi considera l’omosessualità come una piaga morale della società. Per essi, l’omofobia deve essere trasformata in reato e duramente sanzionata.</p>
<p>Il fine del raduno omosessualista è quello di esercitare una pressione propagandistica perché le leggi europee e mondiali introducano un nuovo crimine, un nuovo reato, quello di omofobia: il delitto di chi crede nella famiglia naturale e cristiana, di chi crede nell’ordine naturale e cristiano. Gli “omofobi” non meritano altro che i gladiatori e le fiere. </p>
<p>In Italia, un disegno di legge è già pronto in Parlamento.  </p>
<p>L’on. D’Alema, allora presidente del Consiglio dei ministri, ha presentato il 23 novembre scorso un progetto di legge, intitolato Misure contro le discriminazioni e per la promozione di pari opportunità, che con il pretesto di impedire presunte discriminazioni, non solo promuove pubblicamente l’omosessualità, ma conculca la libertà di espressione dei cattolici e di tutti coloro che credono nei princìpi naturali e cristiani, proibendo, sotto minaccia di pesanti sanzioni penali, qualsiasi critica delle deviazioni morali che dovrebbero essere tutelate dal nostro ordinamento. Dopo la presentazione del disegno di legge, il 16 dicembre, l’allora governo D’Alema insediò una “Commissione per la Parità dei Diritti e delle Opportunità”, con la funzione di pilotare l’applicazione della legge e ne affidò la presidenza al Presidente Onorario dell’Arcigay Franco Grillini.</p>
<p> Se tale progetto fosse approvato la missione evangelizzatrice della Chiesa diverrebbe “incitazione all’odio” paragonabile al razzismo. </p>
<p>L’accusa di “fanatismo omofobo” sarebbe lanciata contro chiunque affermasse, come ha fatto Giovanni Paolo II nella Veritatis Splendor, che la Chiesa cattolica, “per volontà di Cristo è maestra di verità” e la legge divina che essa annuncia è “la norma universale e oggettiva della moralità”.</p>
<p>Gli omosessuali, si dice calano a Roma per rivendicare i loro diritti.</p>
<p>Noi crediamo nell’esistenza di diritti fondamentali e inviolabili della persona umana.</p>
<p>Il primo di questi diritti, non il più importante in assoluto, ma cronologicamente il primo, è il diritto alla vita.</p>
<p>Vorremo chiedere ai manifestanti del Gay Pride che cosa pensano di questo diritto, il diritto alla vita del bambino innocente, calpestato dalle legislazioni abortiste di oggi.</p>
<p>Noi crediamo nel diritto dell’innocente alla vita, dal primo all’ultimo momento.</p>
<p>Crediamo nel diritto di ogni uomo a nascere, crescere, vivere in una famiglia.</p>
<p>Crediamo nei diritti delle famiglie naturali e cristiane: il diritto ad un’educazione cristiana, ad una scuola libera, il diritto al lavoro, il diritto alla proprietà, il diritto a ricevere dallo Stato la tutela dei beni morali e spirituali cui aspiriamo, perché non solo di pane vive l’uomo.</p>
<p>Questi sono i diritti in cui crediamo, i diritti che rivendichiamo, i diritti che riconosciamo ad ogni persona umana, compresi gli omosessuali. </p>
<p>Questi diritti sono inerenti alla persona umana in quanto tale, in ogni tempo e in ogni luogo e non possono essere negati o espropriati da nessuno.</p>
<p>Gli omosessuali sono persone umane come noi, figli di Dio come noi, e in quanto figli di Dio nostri fratelli, con i nostri stessi diritti.<br />
Anch’essi come noi hanno il diritto al matrimonio e alla famiglia. Noi difendiamo questi nostri e loro diritti.</p>
<p>Noi non riconosciamo il diritto all’omosessualità semplicemente perché questo diritto non esiste.</p>
<p>Il diritto all’omosessualità non esiste e non può esistere perché l’omosessualità è un atto intrinsecamente disordinato che non può pretendere, in quanto tale, alcuna tutela giuridica. </p>
<p>Come può del resto invocare diritti chi nega l’esistenza di una legge naturale assoluta e valida per tutti gli uomini, chi fa sua la filosofia dell’edonismo e del relativismo assoluto?</p>
<p>Se il bene e il male non esistono, se il relativismo è assoluto, non esistono i diritti, ma vige la legge del più forte.</p>
<p>I manifestanti del Gay Pride proclamano il relativismo e il nichilismo assoluto e vogliono imporci non con la ragione, ma con la forza, con la forza dei gruppi finanziari e mediatici che li sostengono, la loro visione di vita. </p>
<p>Tutti i principali giornali italiani, con qualche rara eccezione, presentano gli omosessuali come una categoria discriminata ed emarginata dalla società.</p>
<p>Io domando: chi è oggi discriminato ed emarginato dalla società?§</p>
<p>Per chi sono oggi le luci della ribalta?</p>
<p>Guardate le prime pagine dei giornali di oggi, aprite le radio e le televisioni, ascoltate le parole degli uomini politici e degli intellettuali italiani e stranieri.</p>
<p>Qual&#8217;è la visione della morale che  oggi permea progressivamente la società grazie all’aiuto di tutti i moderni strumenti culturali come radio, televisione, cinema, libri, giornali?</p>
<p>Festival cinematografici, giornate di studio, incontri e manifestazioni di ogni genere vengono dedicate ad esaltare l’unione contro natura sempre presentata come atto di “liberazione” e “realizzazione” umana superiore all’unione matrimoniale e naturale. Stilisti, top model, cantanti esaltano la condizione “gay” come segno di appartenenza a un’elite. </p>
<p>Noi, non loro, siamo gli aggrediti. Noi, non loro, siamo gli emarginati e i discriminati.</p>
<p> Noi reagiamo perché ci sentiamo aggrediti.</p>
<p>Quando si viene ingiustamente aggrediti la difesa è legittima e necessaria.   L’assenza di reazione denota la mancanza di vitalità o la grave malattia di un corpo sociale. Il rifiuto di molti cattolici a difendersi nasce da un male dell’anima, da un sentimento di inferiorità nei confronti del nemico, tanto più profondo quanto privo di reali ragioni.</p>
<p>Noi difendiamo questa sera, con la nostra voce, con la nostra  protesta, la civiltà cristiana aggredita e l’onore della Chiesa oltraggiato. </p>
<p>Nel silenzio di questa notte la nostra vuole essere innanzitutto una voce umile e supplice che si leva di fronte a Dio e alla storia per chiedere perdono di tutti gli oltraggi, le bestemmie e i sacrilegi che saranno compiuti durante il sabba di questa settimana.</p>
<p>E’ una voce dunque di riparazione e di penitenza.</p>
<p>Penitenza, penitenza, penitenza! </p>
<p>Questo triplice grido dell’Angelo che brandisce una spada di fuoco e indica con la sua mano destra la terra, costituisce il fulcro del terzo segreto di Fatima appena rivelato.</p>
<p>Le parole dell’Angelo esprimono la concezione cristiana  e tradizionale del mondo, fondata su quello spirito di sacrificio che trae dal Mistero della Croce il suo profondo significato teologico e morale.</p>
<p>Di questa visione del mondo noi vogliamo essere questa notte l’eco. La nostra fiaccolata vuole trasmettere innanzitutto un messaggio di penitenza. </p>
<p>Ma la penitenza non consiste solo o tanto nei digiuni, nei pellegrinaggi e in altre forme di rinuncia personale, pur necessarie; c’è una forma suprema di penitenza che è la lotta: una penitenza che è la battaglia di ogni giorno di chi combatte per essere coerente, in pubblico e in privato, con la propria visione del mondo: una lotta che ci ricorda che esiste il bene e il male e che non si può venire a compromessi con chi vuole distruggere la nostra cultura e la nostra identità. </p>
<p>In questo senso la nostra è una fiaccolata di lotta. Ogni lotta tende alla vittoria. La filosofia del Gay Pride è in sé distruttiva e infeconda.  E’ una cultura di morte che brucia tutto ciò che tocca come un micidiale acido corrosivo ed è condannata alla sconfitta.</p>
<p>Noi abbiamo la certezza razionale e morale della nostra vittoria, che nasce grande   nella vitalità e nella forza del messaggio cristiano. Questa fiducia anima la nostra fiaccolata che è stata in questo senso ben definita come fiaccolata della speranza.</p>
<p>La nostra non è una visione del mondo cupa e angosciosa, perché nel fondo dei nostri cuori c’è gioia, c’è tranquillità, c’è speranza. Ciò che è cupo, ciò che è lugubre, ciò che è disperato, è il carnevale che si svolgerà a Roma nella settimana che si apre.</p>
<p>Fiaccolata di penitenza, fiaccolata di lotta, fiaccolata di speranza.</p>
<p>Con questo spirito, con questa coscienza tranquilla, con la gioia nell’anima di chi questa sera ha esercitato un diritto e compiuto un dovere, torneremo ora alle nostre case, o imboccheremo la via del Divino Amore, santuario che nel suo titolo ci ricorda che esiste un solo vero autentico amore nel mondo,  che è per definizione puro e sacro, affidando con immensa fiducia alla Madonna del vero amore noi stessi, le nostre famiglie, la città di Roma, la Chiesa, la Civiltà cristiana.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2011/roma-1-luglio-2000-discorso-del-prof-roberto-de-mattei-presidente-del-centro-culturale-lepanto-in-occasione-della-processione-di-riparazione-contro-il-gay-pride/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il successo della prima edizione della “Marcia nazionale per la Vita”</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2011/il-successo-della-prima-edizione-della-%e2%80%9cmarcia-nazionale-per-la-vita%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.fondazionelepanto.org/2011/il-successo-della-prima-edizione-della-%e2%80%9cmarcia-nazionale-per-la-vita%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 May 2011 11:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fondazionelepanto.org/?p=582</guid>
		<description><![CDATA[(di Cristina Siccardi su Messa in Latino) «Occorre ripartire dal Logos, dal Dio della vita per comprendere il  reale significato di vita. “In principio era il Verbo, e il Verbo era  presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è  stato fatto per mezzo di lui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Marcia della Vita - 28/05/2011" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/gallery/marcia-per-la-vita-28-maggio-2011/dsc_0995.jpg" alt="" width="205" height="135" />(di <strong>Cristina Siccardi</strong> su <a title="http://blog.messainlatino.it/2011/05/il-successo-della-prima-edizione-della.html" href="http://blog.messainlatino.it/2011/05/il-successo-della-prima-edizione-della.html" target="_blank">Messa in Latino)</a> «Occorre ripartire dal Logos, dal Dio della vita per comprendere il  reale significato di vita. “In principio era il Verbo, e il Verbo era  presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è  stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di  tutto ciò che esiste” (Gv 1, 1-3). Nella liturgia antica, dove si adora  con sacralità Dio è presente tutto il significato autentico e  meraviglioso di esistenza.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Nella sublime liturgia della Chiesa noi  possiamo sperimentare il mistero della vita eterna e predisponendo la  nostra anima a comprendere tutta la magnificenza della vita proiettata  nell’eternità diventiamo, inevitabilmente, paladini e difensori della  vita umana nella sua interezza ed infinità», così ha affermato nella sua  bellissima omelia Padre Serafino Lanzetta dei Francescani  dell’Immacolata, durante la Santa Messa in rito romano straordinario,  celebrata il 28 maggio all’Abbazia di Maguzzano a Lonato (BS) nella  prima edizione della Marcia Nazionale per la Vita. Proprio da qui  occorre ripartire: solo Dio è padrone della vita e della morte, nessun  altro. E tutto ciò che annienta la vita innocente, fin dal suo sorgere, è  da considerarsi atto omicida.</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/gallery/marcia-per-la-vita-28-maggio-2011/dsc_1021.jpg" alt="dsc_1021" width="273" height="179" />Obiettivi  della manifestazione sono stati: affermare che la vita è un dono,  indisponibile, di Dio; chiedere il Suo aiuto, per una società smarrita;  deplorare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione, sino ad  oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti; ribadire che esiste una  distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto;  invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà.</p>
<p>Alla manifestazione, promossa dal Movimento Europeo Difesa Vita  (MEDV) e dall’Associazione Famiglia Domani, sono arrivati i messaggi di  sostegno del Cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio  Consiglio per la Famiglia, di Monsignor Mario Oliveri, Vescovo di  Albenga-Imperia, di Monsignor Luigi Negri, Vescovo di San  Marino-Montefeltro e del Vescovo ausiliare di Firenze, Monsignor Claudio  Maniago.</p>
<p>Leggiamo nella lettera di Monsignor Oliveri: «Il vostro è senza  dubbio – e mi piace sottolinearlo – un incontro di Preghiera dalla quale  dipende l’accoglienza della Grazia divina che sola può far sorgere il  vero bene; ma esso è allo stesso tempo una forte proclamazione della  verità sull’origine, sulla dignità, sulla intangibilità della vita  umana, proclamazione rivolta a muovere la volontà di molti (si spera di  moltissimi) al rispetto assoluto della vita umana e alla sua promozione.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/gallery/marcia-per-la-vita-28-maggio-2011/dsc_0955.jpg" alt="dsc_0955" width="323" height="213" />La  verità sulla vita è offuscata e negata da tutti coloro che non  accolgono Dio come principio e fine di tutte le cose, che non accolgono  che la vita dell’uomo è chiamata ad eternità. Non si può avere dalla  vita umana vera e giusta concezione, quando la ragione umana non si  lascia illuminare dalla fede, quando si presume di poter fondare tutto  sulla sola ragione. Mai e poi mai la luce della fede mortifica la  ragione, ma la illumina sul Mistero di Dio e di tutto ciò che da Lui  deriva, la illumina su tutto ciò che la sola ragione non può afferrare  per nulla, o non può afferrare con certezza. […] La Chiesa, come sempre,  ma oggi più che mai, e dunque i figli della Chiesa, hanno la sublime  missione di annunciare e quindi di vivere tutto “il Vangelo della vita”:  in altre parole: di annunciare e di vivere tutta la verità sulla vita  alla luce del Vangelo, della Divina Rivelazione, del buon ragionamento  umano che si lascia illuminare da Dio. Anche in questo ambito, oserei  dire: proprio in questo ambito, i cristiani debbono essere “la luce del  mondo”, “il sale della terra”. Dio benedica il vostro Incontro, rafforzi  e sostenga ogni buona volontà!».</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/gallery/marcia-per-la-vita-28-maggio-2011/dsc_0984.jpg" alt="dsc_0984" width="327" height="215" />Nell’osservare  la lunghissima fila di persone che con entusiasmo hanno partecipato  alla Marcia si è subito compresa la svolta nel modo di intendere il pro  life: non più considerare legittima la Legge 194, facendo il malsano,  rassegnato e codardo tentativo di interpretarla come era stata pensata e  scritta, per cercare di eliminare gli abusi, bensì non accettare a  priori la Legge stessa. Andare dritti alla radice filosofica, teologica,  religiosa del problema, senza sotterfugi o infingimenti per giungere ad  un’azione ragionata e incisiva. La vita è un miracolo che si compie  ogni giorno con l’entrata nel tempo e nel mondo di una creatura, la  quale è modellata «a nostra immagine, a nostra somiglianza» (Gen 1,26),  pertanto non può un cattolico, veramente fermo nel Credo della Chiesa,  essere tollerante di fronte alla violazione del quinto comandamento.</p>
<p>Oltre il MEDV e l’Associazione Famiglia Domani hanno partecipato:</p>
<p>- Francescani dell’Immacolata<br />
 &#8211; Congregazione del Verbo Incarnato<br />
 &#8211; Sentinelle del Mattino<br />
 &#8211; Comitato Verità e Vita<br />
 &#8211; Fondazione Lepanto<br />
 &#8211; Radici Cristiane<br />
 &#8211; Militia Christi<br />
 &#8211; Scienza e Vita di Pontremoli e di Pisa-Livorno<br />
 &#8211; Libertà e Persona<br />
 &#8211; Movimento con Cristo per la Vita<br />
 &#8211; Movimento mariano Regina dell’Amore<br />
 &#8211; Associazione Ora et Labora in difesa della vita<br />
 &#8211; Vari gruppi del Movimento per la Vita<br />
 &#8211; Associazione «Italia Cristiana»</p>
<p>Erano anche presenti molte personalità importanti del mondo cattolico  italiano: oltre al professor Francesco Agnoli, anima dell’iniziativa,  il professor Roberto De Mattei, il dottor Gianpaolo Barra, il dottor  Alessandro Gnocchi, l’eurodeputato Lorenzo Fontana, Paolo Deotto di  «Riscossa Cristiana», Palmarino Zoccatelli di “Famiglia &amp; Civiltà”,  Normanno Malaguti di “Vera Lux”; inoltre Radio Maria ha assicurato la  diretta delle tavole rotonde, mentre Tele Pace ha realizzato un ampio  servizio.</p>
<p>Circa 600 persone radicate in Cristo hanno percorso a piedi i quattro  chilometri che separano il Duomo di Desenzano dall’Abbazia di  Maguzzano, in un panorama da sogno, dove le acque del lago riflettevano  il luccichio abbagliante del sole e dove centinaia di bandiere (le più  numerose delle quali erano quelle della Fondazione Lepanto) erano mosse  da un piacevole vento.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/gallery/marcia-per-la-vita-28-maggio-2011/dsc_1118.jpg" alt="dsc_1118" width="365" height="241" />Ha  detto il professor de Mattei, Direttore di «Radici Cristiane», nonché  Presidente della Fondazione Lepanto: «È straordinario che oggi sia  presente una galassia pro life senza l’appoggio né della stampa, né  della politica. Queste associazioni sono riuscite a richiamare un  pubblico numeroso, motivato e qualificato. Il successo di questa  giornata è un’ottima partenza e sarà ripetuta l’anno prossimo. Aborto,  eutanasia, testamento biologico… sono le tematiche cruciali che vanno  affrontate apertamente e senza infingimenti. È particolarmente  significativo che questo evento cada a circa quindici giorni di distanza  dal terzo convegno sul Motu Proprio “Summorum Pontificum” del Santo  Padre Benedetto XVI “Speranza per tutta la Chiesa”, organizzato  dall’Associazione “Giovani e Tradizione” e Sodalizio Sacerdotale “Amici  del Summorum Pontificum”. È un’ulteriore prova di come il risveglio  della Tradizione, vale a dire della Verità di sempre, espressa nella lex  orandi quale specchio e megafono della lex credendi, acquisisca una  dimensione anche etica e sociale. Coloro che hanno scelto di addivenire a  compromessi sul fronte dottrinale e liturgico, vantando, a contrario,  la loro intransigenza nella difesa della vita, erroneamente concepita  come più accettabile dal mondo, si sono ritrovati costretti, sempre per  non urtarsi con il mondo, a cedere anche su questo fronte. Ecco che a  difendere la ragione, il diritto naturale e, conseguentemente, la  sacralità della vita dell’innocente sono rimasti solo coloro che non  temono di scontrarsi con il politicamente ed ecclesialmente corretto».</p>
<p>Di grande valore ha assunto la presenza maggioritaria di giovani e di  numerosissime famiglie che, con sacrificio, sono arrivate anche con i  loro bambini piccoli, quindi una nuova generazione di persone impegnate,  per amore di Dio che è vita e dà la vita, a mantenere saldo il valore  dell’inviolabilità dell’esistenza umana in tutte le sue fasi.</p>
<p>Scrive Francesco Agnoli nella sua chiarificatrice Storia del  Movimento per la Vita. Fra eroismi e cedimenti (Fede &amp; Cultura, €  13,00, pp. 107): «[…] il MpV [Movimento per la Vita] italiano, di cui  faccio parte con riconoscenza e orgoglio, è senza dubbio encomiabile per  l’attività dei CaV [Centri di Aiuto alla Vita], svolta con generosità e  passione da migliaia di persone eccezionali, che dedicano il loro tempo  e le loro forze al servizio del prossimo bisognoso, ma è altrettanto  innegabilmente mancante dal punto di vista della carità culturale.  Questo difetto, purtroppo, è rintracciabile, in parte, sin dall’inizio  del Movimento (1977), da quando cioè la lotta contro la legge 194, che  di fatto rese gratuito e libero l’aborto (senza alcun limite nei primi  tre mesi, e pochi nei mesi successivi), è stata condotta talora con  troppa volontà di mediare, di edulcorare, di stemperare il conflitto in  atto contro una terrificante cultura di morte […] si scopre che in  alcuni dei suoi membri vi fu fin dal principio un modo di procedere che  potremmo definire quantomeno timido: si sprecano, nei primi tempi, le  dichiarazioni sul fatto che il Movimento non voleva essere “contro”, e  che non cercava contrapposizioni o scontri» (pp. 6-7).</p>
<p>Come non ricordare, allora, lo spirito dilaniato di Paolo VI quando  il 29 maggio 1978, a distanza di tre mesi dalla sua morte, ricevette la  raccapricciante notizia della Legge sull’aborto approvata dal Senato  (con 160 sì e 148 no)? La legge sul divorzio del 1974 fu l’apripista per  l’interruzione di gravidanza. Aveva scritto Papa Montini a Giulio  Andreotti in una lettera confidenziale del 22 dicembre 1969: «[…] non  posso trovare conforto all’amarezza che mi affligge profondamente per la  grande ferita, inflitta alla inviolabile norma umana e cristiana circa  la stabilità e la santità della famiglia, dalla ormai incombente  legislazione d’un Paese, come l’Italia, così segnato dalla vocazione di  fedeltà alla “lex naturae” e alla “lex gratiae”, per il bene e per  l’onore del suo Popolo e per l’esempio classico e moderno agli altri  Popoli della terra. Cresce il mio dolore al vedere che tocca proprio a  testimoni insigni della sociologia cristiana, ora al vertice della  responsabilità politica, avallare l’offesa», si trattava degli ex  dirigenti dell’Azione Cattolica e della Fuci, divenuti responsabili  dello Stato.</p>
<p>Quanto l’introduzione del divorzio sia stato il primo passo per la  costruzione di una società “liberata” dal diritto naturale e dalla sua  tradizione cristiana, lo ha affermato lo stesso padre del divorzismo  giuridico italiano, Loris Fortuna (1924-1985), quando, durante la  campagna elettorale per il Referendum abrogativo di tale normativa ebbe  ad affermare come il rendere reversibile il matrimonio ed instabile la  famiglia fosse il primo dei tre obiettivi fondamentali per la  laicizzazione della società italiana; gli altri due sarebbero dovuti  essere la legalizzazione dell’aborto e quella dell’eutanasia. Anche i  nemici di Cristo possono essere, purtroppo, profetici.</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/gallery/marcia-per-la-vita-28-maggio-2011/dsc_1137.jpg" alt="dsc_1137" width="332" height="219" />Nel  pomeriggio di sabato 28 maggio la dottoressa Virginia Coda Nunziante di  «Famiglia Domani» ha introdotto la tavola rotonda, dove è intervenuto  Mario Palmaro (docente di filosofia del diritto all’Università Europea  di Roma), che nel suo esplicativo intervento ha, tra l’altro, affermato:</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>«I pro life hanno il dovere di conservare una precisa ortodossia: no a  tutte le leggi che rendono legale l’uccisione dell’innocente. No  all’aborto legale, alla fecondazione artificiale legale, al testamento  biologico legale, all’eutanasia legale. Dunque, la Legge 194, la Legge  40, il progetto di Legge sulle Dat (la Legge sulle Dichiarazioni  anticipate di trattamento) sono tutte leggi gravemente ingiuste, cioè  delle “non leggi” che è doveroso sempre combattere e denunciare come  tali. Il vero pro life ripudia la categoria ambigua e politica della  legge imperfetta, sa che a certe rigorose condizioni una legge ingiusta  può essere subita e votata in luogo di una peggiore già esistente, ma  quella rimarrà comunque una legge gravemente ingiusta.</p>
<p>Se i pro life si preoccupano solo dei risultati politici diventano  sale senza sapore, non servono più a nulla. I pro life oggi devono  tenere accesa la verità tutta intera sulla vita, senza sconti e  compromessi, fiammella tenue che va diminuendo nella società civile e  nello stesso mondo cattolico.</p>
<p>Manifestazioni come quelle di oggi mostrano la ricchezza del mondo  pro life italiano, ben più vitale dell’ormai sclerotizzato e clericale  Movimento per la vita di Carlo Casini, che in questi giorni sta cercando  di epurare i Movimenti, i Cav e l’intera Federazione del Piemonte.  Spettacolo assai triste e imbarazzante.</p>
<p>In questa manifestazione verità e libertà si danno appuntamento:  ognuno vi partecipa con il suo stile, chi pregando, chi esponendo  manifesti, chi tacendo e marciando. I numeri sono contro di noi, ma la  verità non muore finché qualcuno la tiene viva e la testimonia. Dedico  questa marcia a due grandissimi testimoni della vita: Francesco Migliori  e Giuseppe Garrone.</p>
<p>Grazie alla marcia di oggi è finita un’epoca, quella del monopolio  pro life e del moderatismo compromissorio del Movimento per la Vita  italiano attuale; altri vogliono tenere accesa la fiamma della verità  sulla vita, e per questo nel 2004 Garrone, Ghielmi, Rocchi, Caltroni,  Orecchia, Baccaglini e altri con me hanno fondato il Comitato Verità e  Vita. Le censure e gli insulti non ci spaventano. La storia ci  giudicherà, la Provvidenza ci aiuterà e saprà valorizzare il nostro  niente».</p>
<p>Toccante e piena di significato è stata la testimonianza del dottor  Antonio Oriente, ginecologo, che per anni ha compiuto aborti. Poi la  conversione: nel momento in cui i figli nella sua vita matrimoniale non  arrivavano comprese che non gli era possibile chiedere a Dio la grazia,  visto che lui uccideva i figli degli altri… Quando prese la decisione di  cessare quei crimini ben due creature giunsero ad allietare la sua  casa.</p>
<p>Alle due tavole rotonde sono intervenuti inoltre don Pierino Ferrari, Marisa Orecchia, Silvio Ghielmi, Renzo Puccetti.</p>
<p>Nel pomeriggio, in orari diversi, sono state celebrate tre messe, ben  due delle quali cantate in Vetus Ordo. Sempre nel corso della seconda  parte della giornata sono stati premiati alcuni esponenti del mondo  cattolico, che si stanno distinguendo per il loro operato: Roberto de  Mattei; Giampaolo Barra, direttore della rivista «il Timone»; Giovanni  Zenone, direttore della casa editrice Fede&amp;Cultura; Maria  Pellegrini, pilastro del telefono verde SOS Vita e padre Livio Fanzaga,  direttore di Radio Maria. Inoltre ha telefonato il dottor Oscar Elias  Biscet, che è stato liberato un paio di mesi fa ed in onore del quale  molti partecipanti alla Marcia indossavano una maglietta con impresso il  suo volto. Egli rappresenta uno dei più fulgidi esempi di lotta per la  vita: solo per la sua tenace, ostinata, ed irriducibile battaglia contro  l’estensione alla sua patria del genocidio abortista è stato  incarcerato e torturato dal regime cubano.</p>
<p>Il Cardinale Ennio Antonelli, nella lettera che ha fatto pervenire ai  partecipanti della Marcia, nomina esplicitamente Biscet: «volentieri  invio il mio saluto in occasione della “Marcia per la Vita” […] in  memoria di Giuseppe Garrone, instancabile difensore del diritto alla  vita, e in onore del dottor Oscar Elias Biscet, strenuo sostenitore dei  diritti umani, recentemente scarcerato grazie alla mediazione della  Chiesa cattolica cubana.</p>
<p>Esprimo a voi il mio caloroso saluto e la più viva gratitudine per il  vostro generoso impegno, facendo mie le parole pronunciate appena  qualche giorno fa dal Santo Padre Benedetto XVI: “Mi congratulo con voi,  in particolare per l’impegno con cui aiutate le donne che affrontano  gravidanze difficili, i fidanzati e i coniugi che desiderano una  procreazione responsabile; così voi operate concretamente per la cultura  della vita. Chiedo al Signore che, grazie anche al vostro contributo,  il “sì alla vita” sia motivo di unità in Italia e in ogni Paese del  mondo”. Con ogni benedizione nel Signore. Cardinale Ennio Antonelli».</p>
<p>Da segnalare che la prestigiosa, anche se giovane, rivista di etica  della medicina, «Quaderni di San Raffaele» (info.acim@alice.it), ha  scelto questa manifestazione per la sua prima uscita pubblica. Il  trimestrale è uno dei rari esempi di difesa della vita conseguente  all’esposizione della verità. È dalla realtà oggettiva che trae la sua  giustificazione ogni norma etica, tanto è vero che ogni qualvolta si è  desiderato giustificare una violazione etica si è stati costretti a  mentire a riguardo di verità scientifiche, filosofiche, razionali…  esempio palmare di ciò è la rozza negazione della qualità di persona  umana all’embrione da parte degli abortisti.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.marciaperlavita.it/wp-content/gallery/marcia-per-la-vita-28-maggio-2011/dsc_1144.jpg" alt="dsc_1144" width="284" height="187" />«L’amore  per la vita ha come radice la Fede», ha affermato Gianpaolo Barra,  «L’uomo è creatura di Dio! Torno a casa con una speranza per il futuro;  non tutto è perduto e l Evangelium vitae di Giovanni Paolo II si  incanala in questa speranza. Occorre andare alla base della questione:  chi applica la Legge che consente l’omicidio di un essere innocente è un  assassino e chi lo aiuta e lo sostiene è il complice di un omicida».</p>
<p>Il dottor Alessandro Gnocchi, scrittore, saggista, giornalista e  brillantissimo collaboratore de «il Timone» è voluto tornare sul  rapporto tra compromessi ideali e dottrinali ed attentato alla vita:  «Appare ogni giorno più evidente che la deriva genocida della cultura  abortista affonda le sue radici nell’antropocentrismo illuminista.  Quando l’uomo, a satanica imitazione, pretende di non essere soggetto al  diritto naturale, vale a dire alla legge divina, inscritta nella stessa  natura umana, ogni valore, ogni principio, ogni norma etica diviene  provvisoria e mutevole: tutto viene, così, affidato al capriccio del  detentore del potere. È dalle premesse del liberalismo illuminista che  nasce il disprezzo e l’odio per la vita; e dall’adorazione della legge  come fonte astratta del diritto, in luogo dell’ossequio allo specifico  contenuto del diritto di natura che nasce l’arroganza totalitaria del  legislatore.</p>
<p>Nell’Inghilterra ottocentesca si diceva che il Parlamento può tutto,  salvo mutare l’uomo in una donna; il Parlamento spagnolo contemporaneo  ha dimostrato di essere in grado di fare anche questo. Di fronte a  queste ovvietà quello che più scandalizza non è la donna che abortisce e  nemmeno il medico assassino; quello che più scandalizza è il  compromesso ideale, dottrinale ed etico di tutti quei cattolici che,  illudendosi di poter trovare qualcosa di buono nell’ideologia della  modernità, fingono di non accorgersi di avere già venduto la loro Fede e  la loro ragione al potere economico e politico mondano».<br />
 Cristina Siccardi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fondazionelepanto.org/2011/il-successo-della-prima-edizione-della-%e2%80%9cmarcia-nazionale-per-la-vita%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

