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	<title>Fondazione Lepanto&#187; Attività</title>
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	<description>in difesa dei principi e delle istituzioni della Civilità Cristiana</description>
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		<title>Video-editoriale di R. de Mattei: Cattolici in piazza</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[ (di Roberto de Mattei su Corrispondenza Romana del 1/01/2012) Nel discorso ai vescovi americani del 19 gennaio 2012, Benedetto XVI ha rivendicato il diritto dei cattolici a manifestare pubblicamente la propria fede con queste parole: «Contrastare le correnti culturali che, sulla base di un individualismo estremo, cercano di promuovere concetti di libertà separati dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Video" src="http://i3.ytimg.com/vi/6B7t4yYEyzs/1.jpg" alt="Video" width="120" height="90" /> (di <strong>Roberto de Mattei</strong> su <em><a href="http://www.corrispondenzaromana.it/" target="_blank">Corrispondenza Romana</a> </em>del 1/01/2012) Nel discorso ai vescovi americani del 19 gennaio 2012, Benedetto XVI ha rivendicato il diritto dei cattolici a manifestare pubblicamente la propria fede con queste parole: «<em>Contrastare le correnti culturali che, sulla base di un individualismo estremo, cercano di promuovere concetti di libertà separati dalla verità naturale. (…) La testimonianza della Chiesa </em>– ha detto il Papa – <em>è per sua natura pubblica: essa cerca di convincere proponendo argomenti razionali nella pubblica piazza</em>».<span id="more-710"></span></p>
<p>La piazza a cui fa riferimento il Papa è lo spazio pubblico. Benedetto XVI ribadisce che i cattolici non possono essere confinati all’interno delle loro Chiese, ma devono affermare la loro presenza nella società. Questo spiega il tono della lettera inviata, il 16 gennaio, dalla Segreteria di Stato, al padre domenicano Giovanni Cavalcoli in riferimento allo spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci, Sul concetto di volto di Dio, messo in scena a Milano dal 24 al 28 gennaio 2012.</p>
<p>Nella lettera è detto: «<em>Sua Santità auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori</em>».</p>
<p><span class="youtube">
<iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/6B7t4yYEyzs?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;loop=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1&amp;hd=1" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6B7t4yYEyzs&fmt=18">www.youtube.com/watch?v=6B7t4yYEyzs</a></p></p>
<p>A parte qualche rara e meritevole eccezione, come quella di mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, la voce e la guida dei pastori è purtroppo mancata: ma non è mancata la reazione della comunità cattolica, o almeno di una parte di essa, la parte migliore.</p>
<p>Religiosi, religiose, sacerdoti, ma soprattutto tanti semplici fedeli, uomini e donne, hanno voluto esprimere la loro indignazione contro lo spettacolo blasfemo, con Messe, preghiere e sacrifici di riparazione, ma anche con la parola e con l’azione, partecipando a manifestazioni pubbliche davanti al Teatro Parenti. Non importa il numero dei manifestanti, ciò che conta è la qualità di questa protesta. Oggi tutti scendono in piazza per difendere, spesso legittimamente, i propri interessi.</p>
<p><strong>Che cosa si potrebbe immaginare di più nobile di una manifestazione promossa per difendere gli interessi di Dio, il suo nome, il suo volto, gratuitamente offeso?</strong> Si è trattato, aggiungiamo, di una reazione spontanea non organizzata, che è dilagata attraverso il web, la rete Internet, nata per accelerare la disgregazione della società, ma ormai diventata luogo di incontro per chi si oppone a questo processo di disgregazione.</p>
<p>Il web è una agorà, una piazza telematica, ma con questo mezzo i cattolici iniziano ad occupare la piazza reale, quella di cui da molti anni sono stati espropriati. La rete sta sbriciolando ogni forma censoria imposta dai poteri forti e le nuove generazioni, che si esprimono attraverso siti, blog e social network, ritrovano anche grazie a questi strumenti tecnologici i valori tradizionali.  L’Imperatore Costantino, 1.700 anni fa, restituì libertà alla Chiesa. Non abbiamo nessuna intenzione di tornare nelle catacombe in cui i cristianofobi vorrebbero ricacciarci.</p>
<p>A coloro che proponevano un cristianesimo neo-catacombale, Pio XII, nel Radiomessaggio del 22 dicembre 1957, ricordava le parole ispirate di San Paolo: «<em>Tutte le cose sono vostre… sia il mondo, sia  la vita, sia la morte, siano le cose presenti, siano le future: poiché tutto è vostro. Voi poi siete di Cristo: e Cristo è di Dio</em>».  A Dio appartiene non solo la coscienza privata degli individui ma la società intera che ha in Lui e solo in Lui il suo fondamento. Se il fondamento è scalzato la società crolla e oggi la nostra società è in rovina.</p>
<p>La protesta contro Castellucci è stata un episodio significativo di una battaglia più vasta che vede i cattolici muoversi ogni giorno di più in difesa dell’ordine naturale e cristiano aggredito. Affidiamo a tutte le tecniche di diffusione moderna, dalle emittenti private al web, ma prima di tutto affidiamo alla Divina Provvidenza, il compito di trasmettere nella società intera l’eco di questa battaglia che esige, nella piazza virtuale e nella piazza reale, la nostra voce e la nostra presenza. (di <strong>Roberto de Mattei</strong>)</p>
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		<title>S. Messa di Riparazione a Roma contro lo spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[ (su Corrispondenza Romana del 24/01/2012) Il 24 gennaio si è svolta a Roma, presso la Chiesa di Sant’Andrea  della Fratte, una Santa Messa di riparazione per lo spettacolo blasfemo  “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, messo in scena lo stesso  giorno a Milano.
 
La Messa, promossa dalla Fondazione Lepanto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-705" title="sandrea" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/sandrea.jpg" alt="sandrea" width="195" height="123" /> (su <a href="http://www.corrispondenzaromana.it/s-messa-di-riparazione-a-roma-contro-lo-spettacolo-blasfemo-di-romeo-castellucci/#more-7028" target="_blank">Corrispondenza Romana </a>del 24/01/2012) Il 24 gennaio si è svolta a Roma, presso la Chiesa di Sant’Andrea  della Fratte, una Santa Messa di riparazione per lo spettacolo blasfemo  “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, messo in scena lo stesso  giorno a Milano.<span id="more-704"></span><br />
 <img title="Continua..." src="http://www.corrispondenzaromana.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p>La Messa, promossa dalla Fondazione Lepanto, è stata celebrata  secondo  il Rito Romano antico, da don Giuseppe Vallauri presso l’altare  della  Madonna del Miracolo, dove il 20 gennaio 1842 la Madonna apparve   all’ebreo Ratisbonne, convertendolo a Cristo. La cerimonia si è  conclusa  con il canto del Salve Regina da parte di oltre duecento  presenti, che  hanno assistito alla Messa in un clima di profondo  raccoglimento.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span class="youtube">
<iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/fbrtUYsP3Dk?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;loop=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1&amp;hd=1" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fbrtUYsP3Dk&fmt=18">www.youtube.com/watch?v=fbrtUYsP3Dk</a></p></p>
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		<title>Prossimi appuntamenti</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 09:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[ I libri del prof. Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta (Lindau 2011) e Apologia della Tradizione (Lindau 2012), saranno prossimamente presentati nelle seguenti città:
Piacenza – lunedì 23 gennaio 2012, ore 17,30 – Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano (Via S. Eufemia 12).
 Parlerà il prof. Roberto de Mattei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-685" title="Il Concilio Vaticano II" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Il-Concilio-Vaticano-II.jpg" alt="Il Concilio Vaticano II" width="94" height="140" /> I libri d<a href="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Apologia-della-Tradizione1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-683" title="Apologia della Tradizione" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Apologia-della-Tradizione1.jpg" alt="Apologia della Tradizione" width="90" height="140" /></a>el prof. Roberto de Mattei,<em> Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta</em> (Lindau 2011) e <em>Apologia della Tradizione</em> (Lindau 2012), saranno prossimamente presentati nelle seguenti città:</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Piacenza</strong></span> –<span style="background-color: #ffffff;"> <span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">lunedì 23 gennaio 2012, ore 17,30 </span></span>–</span> Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano (Via S. Eufemia 12).<br />
 Parlerà il prof. Roberto de Mattei – Introdurrà l’avv. Marco Sgroi.<br />
 <span id="more-680"></span><br />
 <span style="font-size: medium;"><strong>Napoli </strong></span>– <span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">sabato 28 gennaio 2012, ore 17</span></span> – Biblioteca dei Girolamini (Via Duomo 114) Su iniziativa della Congregazione dell’Oratorio di Napoli, dell’Associazione Una Voce, del Cammino dei Tre Sentieri e della Fondazione Lepanto.<br />
 Parleranno: prof. Giovanni Turco, prof. padre Serafino Lanzetta F.I., prof. Corrado Gnerre, prof. Marco Di Matteo, prof. Roberto de Mattei. Modererà i lavori il padre Alessandro Marsano C.O.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Livorno </span></strong>– <span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;">giovedì 2 febbraio 2012, ore 21 </span></span>– Parrocchia di S. Simone e dell’Immacolata Concezione (piazza S. Simone) Su iniziativa della Parrocchia di San Simone e dell’Immacolata Concezione e dell’Associazione Cristo Re e alla presenza di S. E. Rev.ma il Vescovo di Livorno, Mons. Simone Giusti.<br />
 Parlerà il prof. Roberto de Mattei – Introdurrà il dott. Massimo Ciacchini e modererà il dott. Piero Mainardi.</p>
<p>Fondazione Lepanto</p>
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		<title>Oltraggi blasfemi: si allarga la protesta contro Castellucci</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(E.R. su Corrispondenza Romana n.1224 del 11/01/2012) Di fronte alla protesta dei cattolici che si allarga,  gli organizzatori dello spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci Sul  concetto del volto di Dio, manifestano imbarazzo, studiando la  possibilità di rimuovere o modificare alcune delle scene più  provocatorie dell’opera, come quella in cui l’immagine di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-651" title="Reagire contro le blasfemie" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Reagire-contro-le-blasfemie.jpg" alt="Reagire contro le blasfemie" width="104" height="149" />(<strong>E.R. </strong>su <a href="http://www.corrispondenzaromana.it/oltraggi-blasfemi-si-allarga-la-protesta-contro-castellucci/" target="_blank"><em>Corrispondenza Romana n.1224</em></a> del 11/01/2012) Di fronte alla protesta dei cattolici che si allarga,  gli organizzatori dello spettacolo blasfemo di Romeo Castellucci Sul  concetto del volto di Dio, manifestano imbarazzo, studiando la  possibilità di rimuovere o modificare alcune delle scene più  provocatorie dell’opera, come quella in cui l’immagine di Cristo viene  inondata di liquame. Lo spettacolo di Castellucci ha già provocato in  Francia le animate proteste dei cattolici, (cfr. CR 1215/01 del 12  novembre 2011) e l’annunzio della sua messa in scena a Milano, dal 24 al  28 gennaio, non poteva non suscitarle in Italia, per il suo carattere  violentemente dissacratorio.<img title="Continua..." src="http://www.corrispondenzaromana.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-650"></span></p>
<p>Il 5 gennaio, il prof. Roberto de Mattei, presidente della Fondazione  Lepanto, è intervenuto con un video diffuso da “Corrispondenza Romana”  (<a href="http://www.corrispondenzaromana.it/" target="_blank">www.corrispondenzaromana.it</a>), affermando tra l’altro: «Sulla cattedra  che fu di sant’Ambrogio siede ora un nuovo arcivescovo, S. Em.za Angelo  Scola. Sant’Ambrogio passò alla storia per aver sfidato l’imperatore  Teodosio.</p>
<p>Perché il card. Scola non dovrebbe sfidare il nuovo Impero, quello  dei media, pronto a scatenarsi contro chiunque alzi la voce contro la  blasfemia? E perché il card. Bagnasco, presidente della Conferenza  Episcopale Italiana non dovrebbe anch’egli levare la sua voce? La  missione della Chiesa non è forse quella di affrontare i potenti, di  sfidare il giudizio del mondo? E non reagiranno i cattolici con le armi,  pacifiche, della parola e della preghiera?».</p>
<p>Negli stessi giorni si è costituito a Milano il Comitato San Carlo  che si è fatto promotore di una petizione al cardinale Angelo Scola,  affinché, mobiliti fedeli ed associazioni e intervenga presso le  autorità civili per impedire il vergognoso spettacolo  (<a href="http://bastacristianofobia.blogspot.com/p/la-battaglia.html" target="_blank">http://bastacristianofobia. blogspot.com/</a>). Paolo Deotto, direttore di  “Riscossa Cristiana” ha lanciato da parte sua un appello «ad essere  presenti nelle sere dal 24 al 28 (in particolare nella sera del 24,  giorno della “prima”), all’ingresso del teatro Franco Parenti per  manifestare pubblicamente il loro sdegno e la loro sacrosanta  protesta»(<a href="http://www.riscossacristiana.it/" target="_blank">www.riscossacristiana.it</a>).</p>
<p>L’appello è stato raccolto da numerose associazioni, che hanno  assicurato la loro presenza. “Messainlatino”, uno dei più seguiti siti  cattolici, è sceso anche in campo, informando tempestivamente su ogni  iniziativa di protesta e di riparazione (<a href="http://www.messainlatino.it/" target="_blank">www.messainlatino.it</a>). Due  manifestazioni sono ora previste davanti al Teatro Parenti: una  pubblica, ma pacifica protesta, martedì 24 gennaio 2012, alle ore 19,  per la “prima” dello spettacolo blasfemo e un rosario di riparazione,  sabato 28 gennaio, alle ore 19, per l’ultima rappresentazione, nel caso  che lo spettacolo non venisse sospeso.</p>
<p>Due Messe di riparazione sono inoltre annunciate a Roma (entrambe  secondo il Rito Romano antico): la prima, per iniziativa della  Fondazione Lepanto, sarà celebrata il martedì 24 gennaio alle ore 16:00  presso l’altare della Madonna del Miracolo della basilica di S. Andrea  delle Fratte, dal Rev. Don Giuseppe Vallauri; la seconda, per iniziativa  di Militia Christi, sarà celebrata il mercoledì 25 gennaio alle ore  09:00 presso la chiesa di San Giuseppe a Capo le Case, da Mons. Ignazio  Barreiro.</p>
<p>Un pubblicista cattolico, l’avv. Gianfranco Amato, ha messo in luce  l’infrazione al codice penale dello spettacolo e l’avvocato Pietro  Guerini ha depositato il 9 gennaio presso la Procura della Repubblica di  Bergamo e il 10 presso quella di Milano denuncia contro Romeo  Castellucci e i responsabili del teatro franco Parenti per i reati di  cui agli articoli 403 e 404 del Codice Penale.</p>
<p>Vanno segnalati infine due interventi importanti per comprendere la  dimensione gnostica e freudiana del fenomeno: l’articolo di Francesco  Colafemmina (<a href="http://fidesetforma.blogspot.com/" target="_blank">http://fidesetforma.blogspot.com</a>) e il testo di Avenir de  la Culture diffuso da www.atfp.it/newsletter.html. I modi di isolare  moralmente gli spettacoli blasfemi sono tanti e tutti validi e  rispettabili. Ciò che non è accettabile è il silenzio. (E. R.)</p>
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		<title>Messa di riparazione &#8211; 24 gennaio ore 16 a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 16:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della rappresentazione a Milano dello spettacolo blasfemo di R. Castellucci, Sul concetto del volto di Cristo,    la Fondazione Lepanto promuove una S. Messa di riparazione che sarà    celebrata dal Rev. Don Giuseppe Vallauri all’altare della Madonna del    Miracolo della basilica di S. Andrea delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;"><a href="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Mad_Miracolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-644" style="border: 1px solid black;" title="Mad_Miracolo" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Mad_Miracolo.jpg" alt="Mad_Miracolo" width="108" height="148" /></a>In occasione della rappresentazione a Milano dello spettacolo blasfemo di R. Castellucci, <em>Sul concetto del volto di Cristo</em>,    la Fondazione Lepanto promuove una S. Messa di riparazione che sarà    celebrata dal Rev. Don Giuseppe Vallauri all’altare della Madonna del    Miracolo della basilica di <strong>S. A</strong><strong>ndrea delle Fratte a Roma, il 24 gennaio alle ore 16</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le attività della Fondazione Lepanto</title>
		<link>http://www.fondazionelepanto.org/2012/le-attivita-della-fondazione-lepanto/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 15:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Presidente, il Papa e il Primo Ministro
 
 Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, quando il comunismo appariva ancora vincente, mentre l’Occidente e la Chiesa versavano in seria crisi d’identità, sulla scena internazionale emersero tre personalità di spicco: i loro nomi erano Ronald Reagan, Giovanni Paolo II e Margaret Thatcher. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-655" title="Lepanto" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/Lepanto.jpg" alt="Lepanto" width="144" height="144" />Il Presidente, il Papa e il Primo Ministro<br />
 </strong><br />
 Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, quando il comunismo appariva ancora vincente, mentre l’Occidente e la Chiesa versavano in seria crisi d’identità, sulla scena internazionale emersero tre personalità di spicco: i loro nomi erano Ronald Reagan, Giovanni Paolo II e Margaret Thatcher. Nella loro epoca furono rovesciate le sorti dell’umanità con la sconfitta del blocco sovietico, il crollo del Muro di Berlino, la fine della guerra fredda e l’apertura di una stagione di pace e di sviluppo economico. Il tema è trattato in modo sistematico nel saggio storico Il Presidente, il Papa e il Primo Ministro (Editrice Pagine, 2010) di John O’Sullivan – noto giornalista e scrittore britannico, già consigliere speciale della Thatcher. Il volume è stato presentato il 13 dicembre 2010 a Roma, presso la Fondazione Lepanto, alla presenza dell’autore e dell’editore di Pagine, Luciano Lucarini.<span id="more-654"></span></p>
<p><strong>Risorgimento “fuori dal coro”</strong></p>
<p>Comprendere l’Unità d’Italia, a 150 anni di distanza, significa innanzitutto conoscere i suoi risvolti più oscuri e contraddittori. A questo scopo, il 27 febbraio, la Fondazione Lepanto ha tenuto un affollato incontro, aperto da una proiezione audiovisiva e seguito dalla presentazione di alcuni volumi “fuori dal coro”. Tra questi, Le due Italie. Identità nazionale, unificazione, guerra civile (Ares, 2011), del prof. Massimo Viglione in cui l’autore, analizza i principali passaggi del Risorgimento italiano, mettendo in luce, in particolare, le conseguenze dell’affrettato processo di unificazione sulla storia successiva, dal nazionalismo al fascismo, arrivando alla morte stessa del concetto di patria. <br />
 Altrettanto radicale è la posizione di Elena Bianchini Braglia, presidente del Centro studi sul Risorgimento e sugli stati preunitari ed autrice di saggi storici, in particolare sul ducato di Modena e sulla casata estense. Nel suo Le radici della vergogna. Psicanalisi dell’Italia (Edizioni Terra e Identità, 2009), la dott.ssa Bianchini Braglia definisce l’unità d’Italia uno «stupro» compiuto contro la volontà del popolo, con le inevitabili conseguenze (anche psicologiche) sul nostro spirito patriottico e il senso, quasi inconscio, di vergogna che molti dei nostri connazionali provano nei confronti del loro Paese.<br />
 Una figura del Risorgimento fortemente sopravvalutata è indubbiamente quella dell’“eroe dei due mondi”. Il libro Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato (Vallecchi, 2011) di Luca Marcolivio, fa luce sulla vera natura del personaggio: più che un “padre della patria”, un pirata e un mercenario, utile pedina nelle mani della massoneria internazionale e degli inglesi, dei repubblicani e dei monarchici, dei liberali e dei conservatori. Con un unico nemico mai rinnegato: la Chiesa cattolica. <br />
 Altre pubblicazioni segnalate per l’occasione: Angela Pellicciari, Risorgimento da riscrivere, Ares, 2011 (edizione riveduta e corretta); Gigi Di Fiore, Controstoria dell’Unità d’Italia – Fatti e misfatti del Risorgimento, BUR saggi Rizzoli, 2010; Gianandrea de Antonellis, Non mi arrendo. Da Gaeta a Civitella, l’eroica difesa del Regno delle Due Sicilie, Controcorrente, 2008; Bruno Lima, Due Sicilie 1860. L’invasione, Fede e Cultura, 2010; Cesaremaria Glori, La tragica morte di Ippolito Nievo, Solfanelli, 2010.</p>
<p><strong>Il ruolo degli apologeti nella società contemporanea<br />
 </strong><br />
 Rino Cammilleri, giornalista, saggista e narratore, ha al suo attivo testi di apologetica come Consigli del diavolo custode (Piemme) e Dio è cattolico (Lindau) e romanzi come Immortale odium (Rizzoli) e Il crocifisso del samurai (Rizzoli). Il 12 aprile, Cammilleri è stato ospite della Fondazione Lepanto per la presentazione del suo ultimo volume Come fu che divenni C.C.P. (cattolico credente e praticante) (Lindau 2011). <br />
 Ricordando la propria conversione, oggetto del suo ultimo libro, Cammilleri ha raccontato che la sua scoperta della fede, avvenuta nel 1974, all’età di 24 anni, fu «sofferta e tormentata». «Nessuna conversione – ha aggiunto – è mai uguale ad un’altra e non bisogna illudersi che, una volta avvenuta, la tua vita diventi “tranquilla”. Penso a San Paolo che aveva una vita comoda quando perseguitava i cristiani; dopo la folgorazione sulla via di Damasco fu tormentato, perseguitato, incarcerato, torturato e concluse la sua esistenza terrena con la decapitazione».</p>
<p><strong>Il “Concilio mancato” di mons. Gherardini</strong></p>
<p>Il 25 maggio, mons. Brunero Gherardini è stato ospite della Fondazione Lepanto, per la presentazione dei suoi volumi sul tema conciliare Concilio Vaticano II. Un discorso da fare, edito da Casa Mariana Editrice, e Concilio Vaticano II. Il discorso mancato, edito da Lindau. Gli scritti del teologo pratese, ha spiegato Roberto de Mattei, presidente della Fondazione, «sono fondamentali come stimolo a comprendere la vera natura del Concilio Vaticano II: laddove c’è ormai unanimità sulla natura pastorale dell’evento, va verificato se esso si sia svolto o meno nel solco della continuità e della Tradizione». <br />
 «La mia – ha affermato mons. Gherardini – non è una dichiarazione di guerra al Concilio, né la sua condanna ma soltanto una rilettura critica dei suoi documenti. Il Vaticano II rimane una porta chiusa che nasconde ancora molti segreti». Prendendo atto delle numerose storture che vengono addebitate all’epoca post-conciliare, il teologo ha rimarcato che non può esserci post-Concilio senza Concilio, quindi è proprio all’interno del Concilio che vanno rintracciate tali storture. Trattandosi di un Concilio pastorale ed ecumenico, il Vaticano II «non è né dogmatico, né infallibile», ha precisato Gherardini. C’è poi il nodo, non meno fondamentale, della tradizione: quest’ultima non ha «nulla a che vedere con la fissità, né la sua trasmissione è meccanica. Esiste, anche per la Chiesa un concetto di evoluzione che non è semplice adattamento ma evoluzione immanente: in altre parole essa può solo passare dal meno al più, come si evolve e cresce un essere umano ma non può diventare un’altra cosa rispetto a quel che realmente è».</p>
<p><strong>Proiezione di un film sul beato Duns Scoto</strong></p>
<p>Il 27 giugno ha avuto luogo a Santa Balbina la proiezione del film “Duns Scoto”, commentato dal Rev. Padre Alessandro Apollonio dei Frati Francescani dell’Immacolata. Il film, che illustra la vita del grande Beato francescano, ha vinto il 19 maggio scorso il premio dell’International Catholic Film Festival di Roma “Mirabile Dictu” come migliore film e quello come migliore attore protagonista.</p>
<p><strong>La verità sui Fratelli Musulmani </strong></p>
<p>Chi sono i Fratelli Mussulmani e che ruolo giocheranno nel futuro dell’Egitto e dell’intero scacchiere mediorientale? A queste e ad altre domande ha risposto Valentina Colombo, docente di geopolitica del mondo islamico all’Università Europea di Roma, in un incontro dal titolo La verità sui Fratelli Musulmani, tenutosi presso la Fondazione Lepanto il 27 luglio.<br />
 «Il principale obiettivo dei Fratelli Musulmani – ha spiegato la professoressa Colombo – è instaurare un grande stato islamico unificato per conquistare poi l’Europa e il mondo intero. Nel loro logo è inserita la parola “preparate” che richiama in modo esplicito la seguente sura coranica: “e preparate contro di loro (gli infedeli) tutte le forze che potrete”. Di seguito è stato proiettato un documentario curato da Walid al-Kubaisi, giornalista iracheno trapiantato in Norvegia, e realizzato alla fine del 2010, pochi mesi prima delle rivolte nordafricane e della deposizione del presidente egiziano Hosni Mubarak. Dal reportage emerge un movimento che ha trasformato una religione in ideologia con obiettivi politici, ambiziosi e spregiudicati: instaurare, in Medio Oriente e poi in tutto il mondo, governi islamici fondati sulla sharia, attraverso la democrazia, da loro considerata strumento demoniaco.</p>
<p><strong>Jean Madiran sull’accordo di Metz</strong></p>
<p>Mancavano due mesi all’inaugurazione del Concilio Vaticano II, quando, il 13 agosto 1962, nella città francese di Metz venne stipulato un accordo tra il cardinale Tisserant e l’arcivescovo ortodosso monsignor Nicodemo che si scoprì poi essere una spia al soldo dei sovietici. L’accordo prevedeva la concessione da parte del Cremlino di inviare al Concilio alcuni esponenti della Chiesa ortodossa russa in cambio del silenzio totale sul comunismo.<br />
 L’accordo di Metz venne svelato per la prima volta grazie alle inchieste della rivista “Itinéraires”, diretta da Jean Madiran. Quasi cinquant’anni dopo il giornalista francese è tornato sull’argomento, pubblicando il saggio storico “L’accordo di Metz” tra Cremlino e Vaticano (Pagine, 2011), con una prefazione e una postfazione del prof. Roberto de Mattei nella collana “I libri del Borghese”. Per iniziativa della casa editrice e della Fondazione Lepanto il volume è stato presentato al pubblico a Roma, a Palazzo Ferrajoli, il 20 settembre 2011, alla presenza dell’autore, dell’editore di Pagine, Luciano Lucarini, del giornalista, scrittore e parlamentare, Gennaro Malgieri, e del prof. Roberto de Mattei.<br />
 A conclusione dell’incontro Jean Madiran ha ricordato che l’accordo di Metz è stato scoperto tardi per una precisa volontà di nasconderlo da parte dei media e dei poteri forti, mentre, in compenso «la stampa dei regimi comunisti diede ampio spazio all’evento». Tornare a parlare sull’accordo di Metz e fare ulteriore luce su questa pagina oscura della storia della Chiesa è qualcosa di assai opportuno, tanto più che «a chi crede che il comunismo non esiste più, va ricordato che per colpa di quell’accordo la Chiesa ha costretto se stessa a non condannare più nessuna aberrazione e oggi rischiamo di assistere alla fine del suo stesso Magistero».</p>
<p><strong>La battaglia di Lepanto 440 anni dopo</strong></p>
<p>Il 7 ottobre 1571 l’armata cristiana guidata da don Giovanni d’Austria affrontava e vinceva la flotta turca nelle acque di Lepanto, avviando un declino dell’impero ottomano che sarebbe culminato, oltre un secolo più tardi con le vittorie cristiane a Vienna (1683) e a Belgrado (1717). Al giorno d’oggi, a fronte di un Islam sempre più bellicoso e desideroso di conquista, è opportuno riflettere sugli eventi e le circostanze che, nella seconda metà del XVI secolo, portarono ad un epocale scontro di civiltà, risoltosi con la vittoria cristiana. Il tema è stato affrontato il 7 ottobre, durante il convegno Lepanto a 440 anni dalla battaglia, tenutosi a Roma, presso il Residence Ripetta e promosso dalla Fondazione Lepanto e dall’Istituto Nazionale per la Guardia d’onore alle Reali Tombe del Pantheon.<br />
 Nella sua apertura dei lavori, il capitano di vascello Ugo d’Atri, presidente dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’onore alle Reali Tombe del Pantheon, ha ricordato l’importanza della battaglia di Lepanto che segna la sconfitta di un esercito ottomano era ritenuto invincibile, in un’epoca segnata da forti divisioni geopolitiche nello scacchiere mediterraneo.<br />
 Secondo la storica ed archeologa Maria Grazia Siliato, Lepanto è in primo luogo «una categoria dello spirito», pur essendo stata una vittoria ottenuta al caro prezzo del sangue di migliaia di cristiani europei, vittime della crudele barbarie dei turchi. <br />
 La battaglia di Lepanto fornisce anche uno spunto per riflettere sul concetto di “guerra giusta”. Come ha osservato Massimo de Leonardis, professore di Storia delle relazioni internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il Catechismo della Chiesa Cattolica (2321) riconosce come legittima non solo la guerra difensiva ma anche l’attacco, nel caso in cui si tratti di preservare la nostra civiltà. «La Dottrina Sociale respinge il pacifismo – ha detto de Leonardis – che è quasi sempre una capitolazione di fronte all’iniquità. La Chiesa è, semmai, pacificatrice». Aneddoti e peculiarità sulla battaglia di Lepanto sono stati raccontati dall’ammiraglio Ezio Ferrante, secondo il quale una sconfitta avrebbe provocato il crollo della Repubblica di Venezia, quindi il dilagare dei turchi verso l’Italia, verso il Tirreno e verso l’Europa occidentale. Invece, per grazia di Dio, arrivò una vittoria che «non fu tanto un trionfo della croce sulla mezzaluna, quanto una vittoria della libertà, che 440 anni dopo è giusto ricordare».<br />
 Roberto de Mattei  ha collegato la battaglia di Lepanto con la nuova fondamentale vittoria sui turchi, avvenuta 112 anni dopo: quella di Vienna del 1683. Così come, un secolo prima, la Cristianità e l’occidente furono salvati dalla fede e dall’eroismo di don Giovanni d’Austria e di san Pio V, alla fine del XVII secolo brillarono due figure omologhe, quella di papa Innocenzo XI e quella del genio militare di Eugenio di Savoia. Quelle di Vienna, Budapest (1686) e Belgrado (1717) sarebbero state le ultime vittorie della Cristianità sull’Islam, prima degli sconvolgimenti secolaristi della rivoluzione francese. Nonostante la scristianizzazione che da due secoli logora il vecchio continente, «lo Spirito di Lepanto non è mai morto ed è lo spirito della Chiesa Militante».</p>
<p><strong>Perché dopo il Vaticano II la Chiesa è entrata in crisi</strong></p>
<p>Il volume La Bella Addormentata. Perché dopo il Vaticano II la chiesa è entrata in crisi. Perché si risveglierà (Vallecchi, 2011, p. 243) di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, è stato presentato a Santa Balbina il 26 ottobre.<br />
 Secondo Alessandro Gnocchi, il Vaticano II rappresentò una novità epocale per la Chiesa, in primo luogo sul piano del linguaggio. Si tentò di adattare la Chiesa ai miti dei primi anni ’60, in particolare, al mito di «un mondo che oggi non c’è più, un mondo lanciato verso un futuro migliore che, di fatto, non si è mai realizzato». I Padri conciliari, dunque – molti di loro, probabilmente, in buona fede – si illusero di poter «vendere un prodotto», adottando un linguaggio nuovo, molto vicino a quello della pubblicità. «Senza però accorgersi – ha proseguito Gnocchi – che quel “prodotto” non aveva nulla da dire ad una “clientela” che preferiva gli originali. Così, la Chiesa, che ha tentato di conquistare il mondo, ne è finita conquistata».<br />
 La Bella Addormentata smonta un luogo comune ancora molto in voga: quello secondo il quale il Concilio è senza macchia e tutte le storture siano dovute soltanto alle errate interpretazioni dell’epoca post-conciliare. In realtà, se gli esiti non sono stati quelli sperati, ciò è dovuto, come ha sottolineato nel suo intervento il prof. Mario Palmaro,  a «contraddizioni già esistenti nei documenti stessi del Concilio e anche a problemi che laceravano la Chiesa già prima degli anni ‘60», ha affermato da parte sua Mario Palmaro. <br />
 Come riferisce il sottotitolo del libro di Gnocchi e Palmaro, tuttavia, la chiesa «si sveglierà». Questo ottimismo, spiegano gli autori, è motivato in primo luogo da una Grazia santificante che non smette mai di operare e che sostiene la Chiesa anche nei suoi momenti più bui.</p>
<p><strong>Lucio Lami alla Fondazione Lepanto</strong></p>
<p>«Abbiamo ereditato dai Soviet una verità su due piani: quello surreale, dove tutto va bene, e quello reale, dove ti scontri con la realtà. L’arte è stata quella di riuscire a farli convivere»: impietosa ed allo stesso tempo concreta l’analisi compiuta dal noto scrittore e giornalista Lucio <br />
 «In realtà, siamo passati dal mondo dell’informazione al mondo della comunicazione», ha spiegato Lami . Un passaggio non indolore, poiché «la comunicazione è l’informazione privata del rapporto morale. Tutto viene calato dall’alto come in una specie di Grande Fratello. Siamo entrati nel mondo di Orwell». Secondo Lami, «siamo arrivati al meticciamento morale, ciò che il Papa definisce relativismo, una sorta di sincretismo basato sull’ignoranza». Occorre, invece, tornare alle fonti, Tradizione compresa: «Oggi c’è la tendenza a considerare la Tradizione come il vezzo dei vecchi – dichiara l’illustre relatore –. È come se si fosse deciso che la farina non serve più a fare il pane. In realtà, la Tradizione è il rispetto dei princìpi fondamentali codificati dal tempo. Non c’è bisogno di ripristinarla: è già lì».</p>
<p><strong>Magdi Cristiano Allam: “L’Italia esca dall’euro”</strong></p>
<p>Viviamo un momento “non retoricamente cruciale per le sorti della nostra civiltà e dell’umanità”. Così ha esordito Magdi Cristiano Allam nella conferenza Contro la dittatura del relativismo e dei poteri forti: l’identità cristiana dell’Italia, tenuta lo scorso 9 dicembre presso la Fondazione Lepanto alla presenza di 200 persone.<br />
 La riflessione del giornalista ed europarlamentare italo-egiziano si è articolata principalmente sulla crisi dell’Europa e della moneta unica, a partire dalla sua architrave: il Trattato di Maastricht di cui in questo mese ricorre il ventennale.<br />
 Secondo Allam l’integrazione europea ha comportato esclusivamente la nascita di un super-stato, con la perdita della sovranità monetaria da parte degli stati membri. In nome dell’euro è stato compiuto un vero e proprio “colpo di stato finanziario” che ha portato alla caduta di governi democraticamente eletti come quello greco e quello italiano.<br />
 La vera crisi – europea e mondiale – tuttavia non è esclusivamente una crisi economica. Alla base di tutto vi è quella crisi morale che, già nel 1989, dopo il crollo dei regimi comunisti, papa Giovanni Paolo II aveva intuito, smascherando “un’Europa costretta a guardarsi dentro, un continente che aveva perduto le proprie radici cristiane, un continente da rievangelizzare”.<br />
 Qual è dunque il modello di Italia che l’europarlamentare sostiene, in contrapposizione ai paesi forti? Innanzitutto un’Italia “fuori dall’euro”, poiché “senza una sovranità monetaria non è concepibile una vera sovranità nazionale La nuova Italia emancipata dall’oppressione “eurocratica” e dalla.  colonizzazione economica cinese, dovrà essere però, in primo luogo protagonista di un cambiamento culturale a 360 gradi, in alternativa a un modello dissennato che ci impone di “produrre di più per spendere di più”.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Roberto de Mattei contro le blasfemie di Castellucci</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 09:07:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(su Corrispondenza Romana del 6/01/2012) Qui di seguito riportiamo il testo del video intervento del prof. Roberto de Mattei In quest’anno che si apre, se solleviamo lo sguardo ai grandi problemi  del nostro tempo, non possiamo nasconderci  l’esistenza di una realtà minacciosa che si allarga nel mondo: il suo nome è cristianofobia.
La tragica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6700" title="Intervista 2" src="http://www.corrispondenzaromana.it/wp-content/uploads/2011/12/Intervista-2.jpg" alt="" width="120" height="90" /></strong>(su <a href="http://www.corrispondenzaromana.it/category/videocr/" target="_blank">Corrispondenza Romana</a> del 6/01/2012)<strong> Qui di seguito riportiamo il testo del video intervento del prof. Roberto de Mattei</strong> In quest’anno che si apre, se solleviamo lo sguardo ai grandi problemi  del nostro tempo, non possiamo nasconderci  l’esistenza di una realtà minacciosa che si allarga nel mondo: il suo nome è cristianofobia.<span id="more-722"></span></p>
<p>La tragica situazione dei cristiani in Nigeria, sottoposti a violenze di ogni genere, non solleva l’interesse dei media, né della politica internazionale, eppure è solo un episodio di un fenomeno più vasto, esteso ai cinque continenti.</p>
<p>Dico cinque continenti perché il nostro, l’Europa, non ne è immune. Non esiste solo la persecuzione violenta dei cristiani attuata attraverso le bombe, le stragi, gli attentati, esiste anche una persecuzione incruenta, che tocca le anime e non i corpi, e che però è altrettanto violenta di quella sanguinaria.</p>
<p><span class="youtube">
<iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="480" height="295" src="http://www.youtube.com/embed/CCZ35miAX24?color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;loop=&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;rel=1&amp;hd=1" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CCZ35miAX24&fmt=18">www.youtube.com/watch?v=CCZ35miAX24</a></p></p>
<p>Una delle ultime espressioni della cristianofobia europea è uno spettacolo blasfemo che dopo essere stato rappresentato in Francia andrà in scena a Milano dal 24 al 28 gennaio. Il titolo è <em>Sul concetto di volto di Dio</em> e l’autore è un italiano, il cui nome va consegnato alla vergogna della storia: Romeo Castellucci.</p>
<p>La storia è quella di un ambiguo e morboso rapporto tra un padre, che per la vecchiaia diviene incontinente, e un figlio che ne ripulisce le feci.</p>
<p>La scena è dominata da una gigantografia di Cristo, nella celebre raffigurazione del Salvator Mundi di Antonello da Messina, e il momento centrale  è quello in cui il Volto di Gesù viene inondato di liquami ed escrementi.  Si tratta di una rappresentazione blasfema e provocatoria, che aggredisce ciò che per i cattolici è di più sacro.  Bestemmia significa mescolare il sacro con il profano, il puro con l’impuro.</p>
<p>Ma cosa c’è di più puro del Santo Volto di Cristo, tramandatoci dalla Sindone e dal velo della Veronica: il Volto di Dio che si è fatto uomo e che nella sua infinita bellezza esprime la sua divinità? E cosa c’è di più basso e impuro in un uomo delle sue feci? Insozzare il volto sublime di Cristo con la materia fecale è quanto di più blasfemo si possa immaginare: è un atto di violenza contro Gesù Cristo e contro tutti coloro che in Lui credono e sperano.</p>
<p>Il regista nega che si tratti di escrementi, ma così è stato in Francia e non si capisce come, a Milano, gli escrementi possano trasformarsi in inchiostro, o in altro genere di liquame.  La realtà è che il laicismo vuole emancipare da Dio ogni aspetto della vita umana, ma poi questo sacro separato dal profano viene miscelato in modo oltraggioso e provocatorio.</p>
<p>Tutto ciò ha una spiegazione: è la ideologia anticristiana che ha i suoi esponenti contemporanei in autori come la psicanalista Julia Kristeva che frequenta il Cortile dei Gentili. e che, alla scuola di Freud,  teorizza l’estetica liberatrice dell’abiezione e dell’immondo.  Non si può vilipendere il Presidente della Repubblica perché si viola la legge italiana; non si può insultare Maometto perché si cade sotto la legge vendicatrice della <em>sharia</em> musulmana.</p>
<p>L’unico insulto permesso è quello al Dio dei cattolici.  “Il Tuo volto Signore io cerco” dicono i Salmi. Quel volto di insondabile profondità, di abbagliante maestà, di immensa bontà, in cui si rispecchia la Chiesa e la Creazione stessa, quel Volto che è stato e deve essere oggetto di culto e di devozione, è imbrattato pubblicamente . </p>
<p>Cosa c’è di più blasfemo di questo?  I cattolici, a Milano e in Italia, taceranno?  Sulla cattedra che fu di sant’ Ambrogio siede ora un nuovo arcivescovo, Sua Eminenza Angelo Scola. Sant’Ambrogio passò alla storia per aver sfidato l’imperatore Teodosio.</p>
<p>Perché il card. Scola non dovrebbe sfidare il nuovo Impero, quello dei media, pronto a scatenarsi contro chiunque alzi la voce contro la blasfemia? E perché il card. Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana non dovrebbe anch’egli levare la sua voce? La missione della Chiesa non è forse quella di affrontare i potenti, di sfidare il giudizio del mondo? E non reagiranno i cattolici con le armi, pacifiche, della parola e della preghiera?  </p>
<p>Che nessuno dica che la protesta equivarrebbe a pubblicizzare lo spettacolo blasfemo perché la blasfemia è già pubblica e pubblicizzata e ciò che oggi è necessario è proprio la reazione pubblica dei cattolici.</p>
<p>Se chi ha il diritto e il dovere di reagire tace, solo la bestemmia pubblica resta.  Oggi si parla molto di “indignati”. Anche noi, cattolici, abbiamo il diritto di essere indignati e di esprimere pubblicamente la nostra indignazione.</p>
<p> Indignazione, protesta, riparazione, non possono che trovare il consenso, non solo dei cattolici, ma di tutti coloro che credono nelle radici cristiane dell’Italia e dell’Europa. Radici inestirpabili, radici non storiche, ma costitutive, in nome delle quali, sin da ora, assicuriamo la nostra adesione a ogni voce antiblasfema che si leverà in Italia.</p>
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		<title>Rievocate anche in Francia le vittorie contro l’Islam</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 09:27:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Europe, ses racines et sa culture chrétienne (L’Europa, le sue radici e la sua cultura cristiana) è stato il tema della giornata di studi svoltasi il primo ottobre, nella cittadina francese di Saint Raphael sulla Costa Azzurra, per iniziativa dell’Association Les Amis de la Basilique Notre Dame de la Victoire, con la partecipazione di personalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-690" title="radici cristiane dell'europa" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2012/01/radici-cristiane-delleuropa.jpg" alt="radici cristiane dell'europa" width="198" height="150" />L’Europe, ses racines et sa culture chrétienne (L’Europa, le sue radici e la sua cultura cristiana) è stato il tema della giornata di studi svoltasi il primo ottobre, nella cittadina francese di Saint Raphael sulla Costa Azzurra, per iniziativa dell’Association Les Amis de la Basilique Notre Dame de la Victoire, con la partecipazione di personalità e di un numeroso pubblico, venuto anche da altre città della Francia e dall’estero. Il colloquio è stato aperto da S. E. il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino che,  nella sua prolusione, ha tracciato un quadro delle radici storiche e culturali del continente europeo. <span id="more-689"></span></p>
<p>Mons. Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ha ricordato il significato della battaglia di Lepanto e di quella di Vienna, due avvenimenti che sono stati ben più di due eventi militari, ma sfide culturali che superano i secoli. Mmons. Ardura, ha successivamente parlato di san Pio V e della battaglia di Lepanto, tracciando il profilo spirituale di Papa Ghislieri e mostrandone l’apporto decisivo nella promozione della Lega Santa contro i Turchi <br />
Anche per Michel Fauquieur, direttore di ricerca presso l’Istituto Alberto il Grande ad Angers, che ha parlato sul tema L’Europa esiste?, il continente europeo non esiste come luogo geografico, ma rappresenta un luogo filosofico e teologico di cui occorre non smarrire i confini.  </p>
<p>Il prof. Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto, ha parlato sul tema  Il papato e l’assedio di Vienna, mostrandone la continuità ideale tra Lepanto e le campagne contro i Turchi promosse da Innocenzo XI. «La disposizione di animo che animava san Pio V e il Beato Innocenzo XI e con la quale combattevano i guerrieri di Lepanto e di Vienna – ha affermato il prof. de Mattei – è una attitudine dello spirito mai tramontata, che sempre riaffiora nei momenti di crisi della civiltà».</p>
<p>Annie Laurent, specialista del Vicino Oriente, ha moderato i lavori della giornata, che si è conclusa con la celebrazione solenne dei vespri e la benedizione della riproduzione di una croce di Lepanto conservata a Barcellona, da parte del cardinale Cañizares. Il giorno successivo, festa degli angeli custodi e del patrono della città, San Raffaele, si è svolta una processione in onore di san Raffaele, seguita da una Messa pontificale presieduta dal cardinale Cañizares assistito da mons. Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon.</p>
<p>La chiesa di Notre-Dame de la Victoire, presso cui si è svolto il convegno, è un magnifico edificio in stile romano-bizantino costruito alla fine del XIX secolo. È stata eretta in Basilica da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004, alla presenza del vescovo della diocesi di Fréjus-Toulon, mons. Rey, ed è attualmente officiata dalla Comunità Saint-Martin.</p>
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		<title>Come salvare l’Europa (non l’euro) col realismo della scolastica</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 19:10:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Roberto de Mattei su Il Foglio del 23/12/2011)
 DAL MEDIOEVO ALLA “SCUOLA AUSTRIACA”, UNA CRITICA IN NOME DELLA TRADIZIONE ALLA MONETA NATA CONTRO L’ETICA.
 La principale preoccupazione del governo Monti sembra oggi quella di “salvare l’euro”, nella convinzione che dalla salute della moneta unica dipenda il benessere economico dell’Italia e dell’Europa. Il problema che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-634" title="Euro_" src="http://www.fondazionelepanto.org/wp-content/uploads/2011/12/Euro_1.jpg" alt="Euro_" width="205" height="147" />(di Roberto de Mattei su Il Foglio del 23/12/2011)<br />
 DAL MEDIOEVO ALLA “SCUOLA AUSTRIACA”, UNA CRITICA IN NOME DELLA TRADIZIONE ALLA MONETA NATA CONTRO L’ETICA.<br />
 La principale preoccupazione del governo Monti sembra oggi quella di “salvare l’euro”, nella convinzione che dalla salute della moneta unica dipenda il benessere economico dell’Italia e dell’Europa. Il problema che l’Italia e l’Europa avrebbero di fronte sarebbe monetario e lo strumento per risolverlo di natura fiscale.<span id="more-632"></span></p>
<p>La leva del cambio e la leva fiscale sono infatti i due strumenti principali delle manovre economiche dei governi. E poiché la leva del cambio è stata sottratta ai paesi che hanno adottato l’euro, a essi non resta che la leva fiscale, in attesa che anche questa venga trasferita a Bruxelles. Il passaggio finale dall’Euromoneta all’Eurotassazione scaturisce peraltro dal ruolo attribuito alla Banca centrale europea dal Trattato di Maastricht, di cui Mario Monti fu acceso fautore.</p>
<p>La riflessione sul ruolo della moneta e delle banche che ne detengono l’uso e la produzione si impone dunque per meglio comprendere il processo di costruzione europea. A chi volesse approfondire il tema, consiglio la lettura del libro del professore Jörg Guido Hülsmann, “L’etica della produzione di moneta” (Solfanelli, Chieti 2011). L’autore è un brillante esponente della scuola austriaca di economia, una corrente, fondata da Carl Menger (1840-1921), che nel suo sviluppo incontra il realismo della tradizione scolastica.</p>
<p>Autori come Ludwig von Mises (1881-1973) e Murray N. Rothbard (1926-1995), che non partono da presupposti teorici, ma da una analisi pratica della circolazione monetaria, confermano le tesi già esposte dal primo trattato scientifico sulla moneta, il “Tractatus de origine, natura, iure et mutationibus monetarum” del vescovo francese Nicolas Oresme (1323-1382). Gli scolastici come Oresme non misero in discussione la legittimità della produzione della moneta in sé, ma affermarono che, come nel caso del suo uso, questa produzione deve rispettare alcune regole etiche.</p>
<p>Quanto oggi sta accadendo è la conseguenza della separazione tra etica ed economia, che si è accompagnata, nell’età moderna, a una altrettanto netta dissociazione tra la politica e la morale. Limitiamoci ad alcune considerazioni storiche. La moneta nasce come il mezzo di scambio più idoneo a sostituire il baratto, inteso come scambio di merce contro merce.</p>
<p>Il mezzo di scambio è anch’esso una merce, che però, per venire spontaneamente adottata, deve avere alcune specificità: essere facilmente utilizzabile ed essere desiderata, oltre che per la facilità di uso, per quanto vale in se stessa, indipendentemente dal suo potere di scambio. Fu questo il caso, in tutte le civiltà, di alcuni metalli, come l’oro, l’argento o il rame, che proprio per queste caratteristiche possiamo definire “monete naturali”.</p>
<p>Nella maggior parte delle epoche e dei luoghi della storia d’Europa, le monete d’argento erano quelle più diffuse per i pagamenti quotidiani, mentre le monete d’oro si usavano per i pagamenti più importanti e quelle di rame per transazioni di minor valore. Nel XVII secolo, con l’istituzione della Banca di Amsterdam (1609) e della Banca di Inghilterra (1694), nasce il sistema bancario, fondato sulla cartamoneta e garantito dallo stato. La Banca di Amsterdam cominciò a emettere note di carta, le quali certificavano che il possessore era proprietario legale di una data quantità di argento depositatonei forzieri della Banca.</p>
<p>Queste banconote si potevano cambiare in qualsiasi momento in argento agli sportelli della banca, dietro una semplice domanda del portatore della nota cartacea. Tuttavia, per motivi di comodità, la gente preferiva fare i suoi acquisti con le banconote, che certificavano il possesso della somma d’argento custodita dalla banca. Gli istituti di credito, a questo punto, iniziarono a mettere in circolazione una massa di cartamoneta molto superiore alla riserva aurea o argentea conservata nei loro forzieri, chiedendo agli stati sovrani di assicurare valore legale a questa cartamoneta.</p>
<p>Nacque il modello di banca “a riserva frazionaria”, in cui gli stati assicurano protezione legale alle banche, mentre queste ultime emettono mometa secondo le direttive<br />
 economiche dei governi. La riserva frazionaria, su cui si regge il sistema bancario moderno, è la percentuale dei depositi bancari che la banca è tenuta a detenere per legge,<br />
 un tempo sotto forma aurea, oggi di contanti o di attività facilmente liquidabili.</p>
<p>Questa riserva obbligatoria che all’inizio era di circa il 20 per cento si è progressivamente ridotta a meno del 2 per cento, per consentire, a vantaggio delle banche, l’espansione del credito, pur senza una basereale sottostante. Il premio Nobel per l’economia Maurice Allais (1911-2010) ne ha spiegato bene i meccanismi. La riserva frazionaria costituisce un formidabile strumento di politica monetaria, come i tassi di interesse, e soprattutto arricchisce enormemente chi produce e presta moneta.</p>
<p>Hülsmann spiega come le istituzioni monetarie moderne non sono venute alla luce per necessità economica, in maniera spontanea e fisiologica, ma perché consentono a una lobby di politici e banchieri di perseguire i propri fini politici e arricchirsi a spese di tutti gli altri stati sociali. Questo spiega la fortuna dei sistemi di cartamoneta che attualmente dominano la scena in tutti i paesi del mondo.</p>
<p>Pretendere di spiegare la storia degli ultimi due secoli in termini puramente finanziari sarebbe tuttavia riduttivo: bisognerebbe inserire questo processo in un più ampio quadro, collegandolo alla fondazione della Gran Loggia di Londra, nel 1717, e, negli stessi anni, allo sviluppo della filosofia deistica inglese. Qui ci basta sottolineare come nel corso del XVIII e del XIX secolo, dopo l’Inghilterra, anche in altri paesi, come la Francia e la Germania, l’evoluzione del sistema monetario seguì strade simili: monopolio dell’oro, banche a riserva frazionata a servizio delle finanze statali, corso legale delle banconote, mentre i banchieri prosperavano sotto la tutela dello stato.</p>
<p>Per rafforzare il sistema, il cancelliere tedesco Bismarck alla fine del XIX secolo aprì le porte al sistema monetario conosciuto come gold standard, che prevedeva la convertibilità delle monete in oro, considerato come il fondamento del sistema economico. La scelta dell’oro come moneta standard negli scambi internazionali era dovuta agli stati nazionali, le cui Banche centrali in oro detenevano interamente le proprie.</p>
<p>Dopo la Grande guerra si ebbe il gold exchange standard, un sistema che riduceva a due sole banche, la Fed americana e la Banca di Inghilterra, il ruolo di banche mondiali. Tutte le valute nazionali erano essenzialmente certificati a riserva frazionaria coperti dall’oro, attraverso il dollaro americano. Anche il sistema progettato nel 1944 a Bretton Woods, dopo la seconda guerra mondiale, era un gold exchange standard, basato su rapporti di cambio fissi trale valute, tutte riferite al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro.</p>
<p>Si arrivò però alla creazione di un solo forziere centrale, la Fed statunitense, unica banca in grado di convertire le proprie banconote in oro. Per consentire una certa partecipazione degli stati alla direzione dell’ordine economico mondiale furono create due burocrazie internazionali sopravissute fino a oggi: la Banca mondiale e il Fondo monetario Internazionale (Fmi).</p>
<p>Il sistema di Bretton Woods crollò, nel 1971, quando la Fed rifiutò, per il futuro, di convertire in oro i dollari detenuti dalle altre Banche centrali. Gli stati nazionali, liberi da ogni vincolo, iniziarono a emettere ad libitum cartamoneta, producendo inflazione e accumulando debito pubblico. L’abbandono del sistema di Bretton Woods permetteva infatti di creare ex nihilo qualsiasi somma di danaro, senza limiti etici o economici, sulla sola base del credito concesso ai governi dalle Banche centrali, produttrici nazionali di cartamoneta. Di fronte all’esplosione dell’indebitamento, banchieri e uomini politici decisero di creare un nuovo sistema monetario.</p>
<p>Si arrivò così al Trattato di Maastricht (1992), che prevedeva l’introduzione di una moneta unica europea, la creazione di un Sistema di banche centrali (Sebc) e l’istituzione di una banca centrale europea (Bce), come unica istituzione capace di autorizzare l’emissione di banconote e stabilire la loro quantità. Nel 1997, un anno prima dell’introduzione dell’euro, fu stipulato tra i paesi della Ue il Patto di stabilità e crescita (Psc), detto anche Trattato di Amsterdam, con l’obiettivo di limitare, attraverso l’imposizione di sanzioni, il disavanzo pubblico degli stati.</p>
<p>Contestato, nel 2003, da Germania e Francia, gli stessi paesi che oggi ne reclamano il rispetto, il Patto di stabilità non ha mai funzionato, perché il problema non è l’indebitamento, ma è la moneta. L’euro, gestito dalla Bce, pur non essendo la moneta sovrana di nessuno stato nazionale, si regge solo perché gode il privilegio di una speciale protezione legale da parte di tutti. La soluzione, secondo la scuola austriaca, sta nel ritorno, non alle banconote nazionali, ma alla moneta reale, in Europa e negli stati nazionali. Una società libera e rispettosa della proprietà privata dovrebbe accogliere una molteplicità di monete naturali lasciando alle persone la scelta del migliore mezzo di scambio tra le alternative possibili.</p>
<p>La cartamoneta non potrebbe reggere la concorrenza delle monete naturali, ricche di un valore intrinseco, cioè capace di essere sempre rimonetizzate. “Non occorre cambiare gli strumenti quali le banconote, la cartamoneta e l’organizzazione delle banche centrali – scrive Hülsmann – ma le norme legali sotto cui operano le Banche centrali e sotto cui si<br />
 produce la cartamoneta. Occorre abolire i privilegi legali delle Banche centrali e delle<br />
 autorità monetarie”.</p>
<p>Il problema è in realtà più vasto perché non basta abolire i privilegi legali, se non si mutano i princìpi di fondo della società moderna, che ha sostituito il primato della metafisica e della morale con quello abnorme dell’economia. Non si tratta di utopia, ma di un ritorno al reale: quel reale che deve essere ritrovato su tutti i piani e a tutti i livelli, dall’economia alla politica, dall’arte alla filosofia. Gli utopisti definiscono utopia tutto ciò che si discosta dai loro sogni deformi. Ma al di fuori del reale c’è solo la follia autodistruttiva di chi oggi guida l&#8217;Europa.</p>
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		<title>Roberto de Mattei: riflessioni di fine 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 11:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qui di seguito riportiamo il Video intervento del professor Roberto de Mattei con le sue riflessioni sulla fine di questo 2011. Cari amici, Chi avrebbe mai immaginato che il 150esimo anniversario dell’unità  italiana si sarebbe concluso con un pesante esproprio di sovranità  nazionale? E come immaginare che il principale artefice del  commissariamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6712" title="Intervista 1" src="http://www.corrispondenzaromana.it/wp-content/uploads/2012/01/Intervista-1.jpg" alt="" width="120" height="90" /><strong>Qui di seguito riportiamo il Video intervento del professor Roberto de Mattei con le sue riflessioni sulla fine di questo 2011.</strong> Cari amici, Chi avrebbe mai immaginato che il 150esimo anniversario dell’unità  italiana si sarebbe concluso con un pesante esproprio di sovranità  nazionale? E come immaginare che il principale artefice del  commissariamento del nostro Paese da parte di “poteri forti”  sovranazionali sarebbe stato quello stesso presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano che, più di ogni altro, si era adoperato per  celebrare la nascita dello Stato nazionale italiano?  <span id="more-671"></span></p>
<p>Ma non si tratta solo di esproprio della sovranità nazionale, si tratta anche, malgrado il presidente Napolitano lo neghi, di sospensione e quindi di negazione della democrazia.  Si può pensare ciò che si vuole delle pesanti misure economiche e sociali del nuovo governo.</p>
<p>Quel che è certo però che per la prima volta un gruppo di tecnocrati, indipendenti dal potere politico, interviene in maniera così diretta e imperativa nella vita pubblica del nostro Paese.</p>
<p>È altrettanto evidente che questi tecnocrati, a cominciare dal sen. Monti, rispondono a club, logge, gruppi di potere, istituzioni estranee alle istituzioni rappresentative del nostro Paese.  Il Parlamento, appoggiando questo governo tecnocratico, abdica al suo ruolo: al suicidio della sovranità nazionale segue quello della democrazia politica.</p>
<p><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Qbb935fLzWo&fmt=18">www.youtube.com/watch?v=Qbb935fLzWo</a></p></p>
<p>Uno dei classici slogan tecnocratici è quello del superamento della politica e delle ideologie, in nome dell&#8217;emergenza economica. Per questo i regimi tecnocratici sono preceduti da campagne di discredito della politica considerata come regno dell’incompetenza e della corruzione. I tecnocrati aspirano a guidare governi di emergenza, con leggi di emergenza. Ma in nome dell&#8217;emergenza, della Rivoluzione francese in poi, sono fatte le cose peggiori nella storia.</p>
<p>In realtà la tecnocrazia è essa stessa un’ideologia, fondata sul primato della scienza e dell’economia.  Ma la crisi che attraversiamo, prima di essere economica, è politica, culturale, morale e anche, se non innanzitutto religiosa.</p>
<p>Ed è impensabile pensare di risolverla con le manovre monetarie e fiscali.  Di fronte allo strapotere dei forti poteri, che accompagna e consegna alla &#8220;dittatura del relativismo&#8221;, un senso di sgomento e di impotenza assale talvolta i cattolici e gli uomini di buona volontà.</p>
<p>Eppure la storia non è mai irreversibile e chi combatte in difesa dell’ordine naturale e cristiano può ottenere vittorie inaspettate, confidando nell&#8217;aiuto di Dio.  Ai piedi del Presepio in questi giorni di festività, moltiplichiamo le nostre preghiere, confortati dal cantico degli Angeli nel Cielo di Betlemme.</p>
<p>&#8220;<em>Sia gloria a Dio nell&#8217;alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà</em>&#8220;. Non c&#8217;è pace, né convivenza sociale possibile tra gli uomini, senza riferirsi a Dio, unico centro e fondamento, unica soluzione di ogni problema nella vita degli uomini e dei popoli. Le parole degli Angeli sono anche i nostri auguri a tutti gli amici sparsi nel mondo.</p>
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